Poi il benessere ha portato la fettina di manzo ad occupare un posto di primo piano negli scompartimenti dei frigoriferi una crescita proseguita fino agli anni del secondo boom, quello degli anni '80, quando l'attenzione all'alimentazione e ai cibi si è sposata con la ricerca di un maggiore equilibrio psicofisico. Così in 25 anni, e cioè dal 1983 ad oggi, anche il modo di fare la spesa si è adeguato alle esigenze salutistiche. Risultato: nel frigorifero di ieri c'era molta più carne (33% del paniere alimentare contro il 22% di oggi) e vino e molto meno pesce, pane, pasta e cereali. L'esigenza della magrezza a tutti i costi ha ridotto le calorie quotidiane sul piatto scese, in cinque lustri, da 3 mila a 2.200 Kilocalorie, con particolare riduzione di alimenti ricchi di grassi, proteine animali, nonché bevande alcoliche.
La radiografia sui cambiamenti intervenuti dal 1983 al 2007 sul modo di fare la spesa degli italiani è stata fatta dalla Federalimentare, guidata da Gian Domenico Auricchio, nella ricorrenza dei suoi 25 anni con la manifestazione «Apertamente» che aprirà al pubblico dal 10 al 15 novembre gli stabilimenti di sessanta aziende.
L'ingresso nelle preferenze d'acquisto degli italiani di cellulari e hi-tech insieme ai regimi dietologici per la ura della linea hanno spostato il peso che la spesa ricopriva nel budget familiare. Nel 1983 l'incidenza dell'alimentare sul totale dei consumi delle famiglie era del 26,1% nel 2007 è sceso al 17,7%. In ogni caso se la carne perde quota nelle abitudini alimentari, il pesce gode di un momento d'oro con il raddoppio nella spesa dal 3,2% al 6,1%. Bene anche pane, pasta e altri cereali, saliti al 18,8% dal precedente 10,7%. Frutta e verdura perdono un po' quota in 25 anni e scendono al 16,7% rispetto al 19,6% dell'83. Vanno giù oli e grassi (al 4,2% dal precedente 5,2%) mentre zucchero, marmellata, sciroppi e cioccolata consolidano il proprio peso salendo dal 4,2% al 6,6%. Scende infine la spesa per le bevande alcoliche, passando al 5,1% rispetto al 7,4% dell'83.
«Nel contesto odierno - ha osservato il presidente di Federalimentare, Gian Domenico Auricchio - l'industria alimentare italiana ha fatto scelte consapevoli, migliorando e diversificando l'offerta». Così in soli 3 anni sono stati immessi sul mercato europeo oltre 4.000 prodotti nuovi o «riformulati», sempre più a misura di salute. Diminuisce quindi il contenuto di grasso nelle carni suine (dal 40% del totale al 20% circa) e in quelle bovine (il filetto, ad esempio, passa dal 5% al 2,2%). I consumatori chiedono però ancora più controlli sulle materie prime (51%) e, nei punti vendita, sulle scadenze e la freschezza del prodotto (42%). Non poteva mancare l'effetto della crisi che ha spinto i consumatori nelle braccia della grande distribuzione: in 25 anni la Gdo ha fatto passi da gigante e prevale nettamente (70,2%) sul dettaglio tradizionale (29,8%). Nell'83 solo 10 italiani su 100 comperavano nei supermercati.
Forti cambiamenti anche nei luoghi dove si consumano i pasti. Nel 2007 il 32% degli italiani ha mangiato fuori casa. Venticinque anni fa solo il 16%. Dati che non tengono però conto della crisi economica che ha falcidiato il potere di spesa delle famiglie nel 2008.
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06/11/2008