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Rapporto Istat 2007: l'11 per cento delle famiglie sono indigenti

Gli italiani poveri vivono con 600 euro al mese

Sempre alto l'allarme povertà in Italia. Soprattutto al Sud e per le famiglie con figli minorenni. È il quadro che emerge dal rapporto Istat sulla povertà relativa nel 2007: sono 2.653.000, pari all'11,1%, le famiglie indigenti in Italia. Per l'esattezza le persone che vivono in condizioni di ristrettezza economica sono 7.

542.000 e cioè il 12,8% dell'intera popolazione.
Il 4,9% delle famiglie sono considerate particolarmente povere (circa un milione 170 mila persone) con un livello di spesa mensile di molto inferiore rispetto alla linea di indigenza. La «soglia di povertà relativa» che varia a seconda del numero dei componenti del nucleo familiare è pari ad una capacità di spesa di poco meno di 600 euro mensili per una persona che vive da sola e arriva a 1.607 euro per quattro persone e a 2.367 per sette o più componenti la famiglia.
Tra le famiglie non povere, poi, circa 884 mila rischiano di diventarlo. Si tratta delle famiglie con spesa per consumi superiore ma molto prossima alla linea di povertà. Ed è in particolare il 4,1% delle famiglie non povere a presentare valori di spesa superiori alla linea di povertà di non oltre il 10%. Nel Mezzogiorno il dato peggiora: la quota di tali famiglie sale infatti all'8,2%.
I dati diffusi ieri mettono in evidenza che solo le famiglie toscane hanno registrato un miglioramento delle loro condizioni di vita in un anno. La povertà relativa si conferma maggiormente diffusa al Sud, dove l'incidenza è quattro volte superiore a quella del resto del Paese; tra le famiglie più ampie in particolare con tre o più figli, soprattutto se minorenni. Rimangono così invariate, afferma il direttore centrale dell'Istat, Linda Laura Sabbadini, le caratteristiche tipiche della povertà italiana: «L'indigenza colpisce soprattutto il Sud, le famiglie numerose, i woorking poor (persone con bassi profili professionali, dal momento che il reddito basso non tutela più dalla povertà), le persone anziane e le famiglie monogenitore (anche se nel 2007 registrano un miglioramento: l'incidenza di povertà passa dal 13,8% all'11,3%)».
Dai dati emerge che stanno meglio le famiglie con a capo un lavoratore autonomo e peggio le famiglie con figli. La presenza di minori poveri in Italia è superiore a quella registrata in altri paesi. L'incidenza di povertà è del 14% tra le coppie con due figli e del 22,8% tra quelle con almeno tre. Se i figli sono minori, i valori salgono rispettivamente del 15,5% e del 27,1%. Al Sud il 36,7% delle famiglie con tre o più figli minori vive in condizioni di povertà. Nel 2007 sono peggiorate le condizioni di vita delle famiglie con un solo figlio e migliorate quelle dei nuclei con due figli o con tre o più figli. La regione con la minor incidenza di povertà è il Veneto (3,3%). Maglia nera invece alla Sicilia (27,6%), che si riconferma all'ultimo posto della classifica nazionale.
L'81% delle famiglie italiane è considerata non povera. Fra i lavoratori chi rischia di oltrepassare la soglia della povertà sono soprattutto gli operai, o meglio, i lavoratori monoreddito che svolgono un lavoro di basso profilo professionale (il 13,9% nel 2007) contro il 3,7 del libero professionista o imprenditore, il 7,9 del lavoratore in proprio, il 5,4 del dipendente. Una percentuale di povertà così alta si riscontra solo fra i non occupati (13,9) i ritirati dal lavoro (12,3) e in cerca di occupazione (27,5). Per contro, i lavoratori autonomi con incidenza di povertà mostrano livelli più contenuti rispetto ai dipendenti ma anche qui c'è da fare distinzione sui profili professionali: minor rischio per impenditori e lavoratori autonomi ad elevata specializzazione.

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05/11/2008










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