Parola di Vincenzo Salemme, regista e attore nato 51 anni fa a Bacoli, in provincia, ma che nel capoluogo campano ha fatto liceo e università.
Qual è il problema, Salemme?
«Capita sempre più spesso di dover parlare di Napoli per episodi di cronaca. E questo dispiace. Uno dei problemi più gravi è la criminalità organizzata che in altre città si è riusciti a estirpare e invece a Napoli no».
Perché, secondo lei?
«Questo non lo so. Ma ne sento parlare da quando sono nato. La Campania, da questo punto di vista è una regione strategica...».
Anche la Sicilia non scherza...
«Sì, però lì c'è un'organizzazione mafiosa più compatta che garantisce un certo "ordine". La Camorra, al contrario, cambia sempre, un po' come i virus dell'influenza».
Dimentichiamo per un attimo rifiuti e camorristi. Che cosa è rimasto di buono a Napoli?
«Molto. Un paesaggio naturale fantastico, un patrimonio artistico eccellente e una grande prolificità creativa. E, infatti, chi ci vive non se ne vuole andare...».
Qual è la cosa che, secondo lei, manca di più a un napoletano oggi?
«La normalità. Stretto fra la ricca borghesia ex aristocratica e il sottoproletariato alla Scampia, è il ceto medio a soffrire di più. E a non essere rappresentato, a non avere voce. A Napoli i problemi sono sempre estremi e la sensazione di precarietà diffusa impedisce di valorizzare le attività della città, dal turismo al piccolo commercio».
E la sicurezza?
«Non credo che la città sia così insicura. Però la vita quodidiana è problematica, dal parcheggio alle file negli uffici pubblici, dal semaforo non rispettato al certificato che hai la sensazione di non riuscire a ottenere senza qualche conoscenza. Spesso sembra tutto affidato al caso. E alle amicizie».
È il governo che deve intensificare la sua azione?
«No, gli interventi dall'alto servono a poco. Sono i napoletani, la classe borghese, gli intellettuali, che devono cambiare Napoli».
Da dove cominciare?
«Dalla scuola, senza dubbio. E dalla famiglia. Sono la scuola e la famiglia che possono e dovrebbero costruire l'individuo del futuro. Per restituire a Napoli il ruolo che aveva in passato, quello di una grande capitale della cultura».
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03/11/2008