Ma l'attenzione sul fenomeno da parte dei servizi di intelligence internazionali risale all'inizio di questa nuova frontiera del «web2.0». Il luogo sulla Rete dove si intrecciano relazioni è stato scoperto dai terroristi prima e dai criminali poi.
I primi a scoprirne l'utilizzo «improprio» sono stati gli investigatori di New Scotland Yard. Durante alcune indagini sul terrorismo di matrice islamica hanno scoperto una comunità di Facebook, «Ahlus-Sunnah Wal-Jama'ah» (la Gente della Via del Profeta e della Comunità ndr) che reclutava studenti per indottrinarli alla Jihad e all'odio verso l'Occidente e spedirli in Iraq e Afghanistan dove mettere in pratica le idee sulla Guerra santa. Altri reclutatori sono stati scoperti alla Nottinghall University: in alcuni profili sulla comunità virtuale erano inserite immagini dell'addestramento dei mujaheddin. Un'indagine che ha spinto i responsabili della sicurezza a chiedere modifiche per l'acquisizione dei dati personali che «viaggiano» su internet per conoscere chi si nasconde dietro pseudonimi e false identità. E questa è l'altra nota dolente sulla quale stanno lavorando gli esperti di informatica di molte polizie comprese quella italiana. Infatti Facebook è un'enciclopedia anagrafica che consente ai criminali di acquisire identità fasulle ricostruendo molti dettagli della vita delle persone iscritte al network. Dati sulal famiglia, amici e qunat'altro che possonoe ssere usati per «ricostuire una nuova vita» per latitanti e terroristi che vivono in clandestinità.
Ma Facebook è anche terreno di minaccia e di cultura d'odio. È di ieri l'inserimento di minacce di morte a Berlusconi in una community. Il primo caso è stato registrato in Australia dove alcune ragazze ebree che avevano il «profilo» sulla community, sono state minacciate di morte. Le minacce erano state inserite da Facebook-Libano ma l'autore è rimasto ignoto. E minacce razziste sono state inserite nelle community dell'Università del Sud Africa. In Israele si teme che Facebook possa esere utilizzato dai terroristi per conoscere gli spostamenti dei militari che sono inseriti nel social network.
L'allarme a Gerusalemme è scattato quando si è scoperto che alcuni inserimenti nei «profili» degli israeliani erano partiti da Beirut e in particolare dai quartieri dove Hezbollah ha i suoi centri operativi. Così il ministero della Difesa israeliana ha vietato l'uso di Facebook ai militari. E uno degli analisti dello Shin Bet ha sottolineato come «Facebook è la maggiore risorsa per i terroristi che cercano informazioni. Per obiettivi da colpire o per carpirne segreti».
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29/10/2008