Solo un esempio di ciò che avviene in un mondo che sempre più solletica non solo chi ama il bello ma anche chi sente l'odore dei soldi. Così anche il mestiere di art advisor, nato negli anni Ottanta oltreoceano, si diffonde. Il consulente (in Italia ci vorrebbe un albo) permette scelte azzeccate. «Anche con 5 mila euro si può fare un investimento. Si compra un artista vivente, e dunque si sfugge al rischio delle bufale, delle croste. Si sceglie documentandosi in Rete, dove si squadernano le quotazioni, che all'estero sono stabilizzate, indipendentemente da chi sia il mercante».
Parola di Francesco Cascino, uno dei due curatori (l'altro è Gianluca Marziani) di un'iniziativa che finalmente salda il mondo dell'arte a quello dell'impresa. E che coinvolge anche quello della politica. È il Premio Terna per l'arte contemporanea. Insomma, l'azienda che gestisce la rete elettrica nazionale - forte di un ad accorto sul fronte della comunicazione, quel Flavio Cattaneo che ha guidato Viale Mazzini - diventa mecenate. Perché? Perché capisce che l'arte fa ricchezza se diventa sistema. Ecco allora come si accende la scintilla. Da una parte il concorso per gli artisti emergenti, under e over 35, rispettivamente «Gigawatt» e «Megawatt»: ci si può iscrivere fino al 30 ottobre, finora sono 1.100 le opere candidate (e il 15 per cento proviene dal Lazio, record da Roma), i vincitori avranno un premio di 10 mila euro ciascuno, la scelta appartiene a una giuria qualificata (tra gli altri Paolo Sorrentino e Beatrice Trussardi), ma anche il pubblico potrà votare per il riconoscimento Online, dal 3 all''11 novembre (www.premioterna.it). E poi c'è la categoria «Terawatt» riservata ad artisti affermati (Plessi, Canevari, Ceccobelli, Di Fabio, Pirri): il vincitore devolverà i 100 mila euro all'archivio informatico del MAXXI, il museo romano del XXI secolo, che avrà il suo nome.
È l'altra faccia dell'energia che muove la creatività, la sinergia pubblico-privato. Terna ha firmato un protocollo con il Ministero Beni Culturali. In tre anni iniziative per promuovere il contemporaneo. Un sondaggio realizzato da Renato Mannheimer dice che 5 milioni di italiani vorrebbero comprare arte, che il 32% opterebbe per quella di oggi, che il 29% considera l'acquisto una forma di investimento. Insomma, in questi giorni di bufera finanziaria, un quadro, una scultura si confermano bene-rifugio.
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25/10/2008