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Il comunicato ufficioso che il Capo dello Stato ha dettato ...

Il comunicato ufficioso che il Capo dello Stato ha dettato due giorni fa dovrebbe fare volare i tavoli nel vertice del Pd, ma purtroppo così non è stato. In perenne stato semicomatoso, l leader del Pd non si accorgono neanche più dei gravi sintomi della brutta malattia che si sono procurati: un mix tra ignavia e inerzia.

I fatti sono noti: qualcuno, o nel sindacato Cgil-scuola (cosa più probabile) o nel Pd, ha avuto un'idea demenziale e ha organizzato una marea di e-mail dirette a Giorgio Napolitano in cui gli si chiede pesantemente di non promulgare i decreti sulla scuola di Mariastella Gelmini, di impedire che diventino operativi, di sconfessare e rendere impotente sul tema il governo Berlusconi. Un fenomeno tanto imponente, e una regia tanto evidente, che l'irritazione del Capo dello stato non ha avuto argini e ha fulminato gli incauti - e per di più anonimi - registi dell'operazione con una lezioncina di diritto costituzionale, in cui ha spiegato che tali pressioni sono improprie e che quanto così spudoratamente richiesto travalica semplicemente, i poteri che la Costituzione assegna al capo dello Stato. Nuovo attrito dunque tra i vertici della sinistra e il Colle, ma soprattutto nuovo, drammatico segnale di uno straordinario vuoto politico della gestione veltroniana dell'opposizione. La logica che ha spinto tanti militanti a premere sul Quirinale è infatti quella della «tribù», l'ultima rimasta, in assenza di ogni e qualsiasi traccia di strategia politica di opposizione. È la logica degli insulti diretti dalla manifestazione di Di Pietro su Napolitano perché aveva promulgato a suo tempo il «Lodo Alfano». È la logica soprattutto di chi non sa come contrastare il governo sul terreno della politica, di chi si rifiuta di concordare col governo delle migliorie ai provvedimenti di chi non ha uno straccio di controproposta da avanzare (da settimane Piero Ostellino e Ernesto Galli della Loggia le chiedono al Pd dal Corriere della Sera e non ottengono risposta) e che quindi si rifugia nel vecchio vizietto giacobino-leninista: il complotto di Palazzo. La strategia politicamente eversiva di chi fa uso improprio di quella parte di «poteri forti» su cui presume di potere contare, per condizionare e limitare i legittimi poteri di chi ha ricevuto il mandato del voto popolare, come ampiamente avvenne tra il 1994 e il 1996. Un vecchio vizio, purtroppo rilegittimato a iosa durante il settennato di Oscar Luigi Scalfaro. È la logica soprattutto di chi non si rende conto che i tagli alla scuola sono ancora più indispensabili visto il precipitare della crisi economica (come ha detto autorevolmente lo stesso Napolitano), e che non ha idea di cosa sia una politica riformista. La logica di chi è addirittura schizofrenico politicamente. Si pensi infatti che lo stesso Franco Bassanini del Pd approva la ratio dell'accorpamento delle scuole, tra i provvedimenti della Gelmini oggi più criticati, e addirittura ricorda che questo provvedimento è previsto da una sua legge approvata dal Parlamento durante il governo D'Alema, che la Cgil evidentemente finge di ignorare. È la logica, infine, di chi per il 40° anno consecutivo si prepara al rito inutile delle «okkupazioni» delle scuole, di chi per ottenere questo inerziale «movimento» riempie la testa degli studenti di notizie false circa la riforma Gelmini, di chi, infine, non si rende conto che tutto questo avviene nel contesto di una crisi economica spaventosa. La logica, insomma, di chi ha perso ogni contatto con la realtà

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15/10/2008










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