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Roma, la polizia ha infranto il vetro posteriore. I genitori: ma le portiere erano aperte

Down in auto, loro a far spese

Fabio Di Chio
f.dichio@iltempo.it
Lui, disabile, chiuso in auto per circa tre ore; i suoi genitori in giro per il centro di Roma a fare shopping, denunciati per abbandono di incapace. Ha tenuto col fiato sospeso centinania di persone la storia di Artur, un ragazzo down, ucraino, di 19 anni, rimasto in una Mitsubishi Grandis station wagon blu notte dalle 11,15 alle 14.

Fino a quando gli agenti del commissariato Trevi-Campo Marzio hanno preso la decisione: rompere il lunotto posteriore con un martelletto.
In tarda mattinata la famiglia Panchenko parcheggia la vettura a Santa Maria in Via, a due passi da Fontana di Trevi, alle spalle della Galleria Sordi su via del Corso: sono padre, madre, due figlie - Vittoria, 25 anni, ed Elisa di 2 - e Artur. Sono in Italia da 10 giorni, a Roma da 5, e prima di partire (ieri sera) vogliono fare qualche acquisto nei negozi della moda. Il signor Oleg Anatolievich è un medico del Centro di riabilitazione e diagnostica dell'Università di Donetsk, città dell'Ucraina orientale, e anche sua figlia Vittoria è un dottore. Scendono e lasciano il ragazzo nella vettura. I minuti passano, la gente vede il giovane, nota le sue condizioni e si insospettisce. Qualcuno chiama la polizia. Gli agenti arrivano sul posto. Provano a farsi capire. Ma Artur conosce solo l'ucraino. Allora cercano qualche connazionale. Lo trovano nella Galleria Sordi: è la commessa di un negozio.
Intanto fa sempre più caldo, sembra estate, l'aria nell'auto appanna il vetro. «Artur, Artur, pulisci il cristallo con la mano», gli dice la ragazza. Artur è spaventato. Comincia a sudare, sulla fronte, sul collo. La gente si accalca, tutti guardano questo ragazzo che sembra prigioniero nell'auto, e fuori polizia e ragazza ucraina che cercano di aiutarlo. Alle 2 del pomeriggio la decisione: «Rompiamo il vetro». Arriva anche l'ambulanza. Artur scende dalla station wagon, i medici lo visitano, sta bene. Finalmente arrivano anche gli altri della famiglia carichi di buste. Sono sorpresi: tutta quella gente attorno alla loro auto, la polizia, i medici e loro figlio in mezzo. La comitiva si sposta al commissariato, in piazza del Collegio Romano. La famiglia Panchenko resta lì fino alle 18. All'uscita parla per tutti la figlia Vittoria: «Siamo sorpresi - dice - tutta questa storia per niente. Artur - spiega - era libero di uscire, la macchina era aperta, a bordo c'era acqua e cibo. Vedere tutta quella gente l'ha spaventato, così ha messo la sicura alle portiere, l'aria si è scaldata e ha cominicato a a sudare. Non capiamo quale sia la nostra colpa. In Italia è reato lasciare da soli i disabili? Da noi no, specie se sono persone come Artur: fa parte del progetto di recupero responsabilizzarlo. E poi lui non sarebbe mai sceso, non gli piace. Al massimo avrebbe camminato attorno all'auto. Ora chi ripagherà il vetro?». La polizia ha dato loro il telefono di chi lo sostituice in due ore. «Vi è piaciuta l'Italia?. «Sì». Roma? «Molto». Tornerete? «No».

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11/10/2008










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