Gli agenti hanno atteso che entrasse nel garage del lussuoso residence dove dormiva, da tremila euro al mese, e lo hanno immobilizzato sotto gli occhi degli investigatori italiani. Il curriculum di Santafede è da criminale di rango: trafficante internazionale di cocaina e hashish, da anni trasferitosi con la famiglia nella provincia romana, a Marino, in affari con la mala napoletana e l'ex banda romana della Marranella, con i clan di quest'ultima (i Carlino) e anche coi loro concorrenti (i Senese), finiti in una guerra di sangue. Qquindi evaso nel 2004 da una clinica romana in via Grottaperfetta e poi sparito in Spagna, con due documenti falsi in tasca: uno inglese e l'altro italiano, una carta d'identitità dove risultava Piccolo Lo Brutto, di Palermo. Dalla penisola iberica Santafede continuava a gestire i suoi traffici. Gli investigatori gli hanno attribuito undici spedizioni di quintali di droga a Roma e Napoli pari a milioni di euro.
I militari gli stavano alle calcagna dall'aprile scorso. Nello stesso mese del 2007 la Procura generale presso la Corte d'Appello emette un provvedimento di cattura: Santafede deve espiare la pena residua di 13 anni, 9 mesi e 20 giorni di reclusione per associazione a delinquere finalizzata al traffico internazionale di sostanze stupefacenti. I carabinieri non avevano l'incarico di acciuffarlo. Nell'aprile scorso però un fatto cambia i programmi degli investigatori di via In Selci. In Spagna i militari arrestano il romano Calogero Carlino, 51 anni, il boss della ex banda della Marranella già in affari con Santafede, da quattro anni fuggito a Malaga dalla quale trattava droga comprata dalla malavita marocchina e spedita in Italia con Tir e caravan. Preso Carlino i militari ritengono di poter arrivare al napoletano. E l'incarico di riportarlo in Italia passa a loro. Sette giorni fa scatta l'operazione. I carabinieri seguono la figlia di Santafede. Per non destare troppi sospetti, la donna, 35 anni, è in auto col fidanzato e un'altra coppia. E per guardarsi le spalle, durante il viaggio Roma-Francia-Barcellona, la figlia e compagni si fermano ogni due autogrill. Ma non serve. Arrivati a Barcellona per il padre è finita.
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21/09/2008