Inutile dire che ai Casalesi è parso inaccettabile questo atto di ribellione che ne avrebbe messo in discussione lo spessore criminale, col rischio - ed è l'aspetto che preoccupa l'organizzazione maggiormente - di indurre anche altri a sottrarsi al pagamento di tangenti alla cosca.
Per gli investigatori è questo lo scenario nel quale si è consumato l'eccidio nelle vicinanze di Lago Patria dove sei immigrati africani - del Ghana, Togo e Liberia - sono stati ammazzati in un agguato (un altro è avvenuto a pochi chilometri di distanza, con l'assassinio del titolare di una sala giochi portando a sette il numero complessivo dei morti) che non ha precedenti per ferocia e determinazione nella pur cruenta storia degli agguati messi a segno dalla camorra.
Secondo una prima ricostruzione, il commando composto da sei o sette killer - qualcuno forse camuffato con pettorine delle forze dell'ordine - ha utilizzato un kalashnikov e almeno due pistole sparando all'impazzata: così, non è escluso che un paio di immigrati siano morti solo per essersi trovati nel posto sbagliato, ovvero davanti alla sartoria «Ob Ob exotic fashions», gestita da un africano, un locale che per gli inquirenti rappresenta una delle centrali dello spaccio di stupefacenti sul litorale domizio.
Per dare un'idea della ferocia, basta dare un'occhiata ai nuneri: sono stati esplosi ben 130 proiettili nell'agguato contro gli africani, e addirittura una sessantina solo per eliminare poco prima nella vicina Baia Verde Antonio Celiento, titolare di una sala giochi: un delitto quest'ultimo che avrebbe identica matrice anche se si attendono gli esami balistici per confermare tale ipotesi.
Per i magistrati della Dda, coordinati dal procuratore aggiunto di Napoli Franco Roberti, e per gli investigatori la potenza di fuoco esibita dal commando rappresenta l'ennesima dimostrazione della «strategia stragistaA adottata negli ultimi tempi del clan dei Casalesi. Una strategia che si è manifestata di recente nell'uccisione di pentiti, di familiari di collaboratori di giustizia, imprenditori che hanno denunciato il racket e che punta più che alla eliminazione degli avversari soprattutto a incutere terrore, rafforzare il proprio potere criminale evitando defezioni.
Il via-libera a un'azione di forza contro gli immigrati sarebbe scaturito dopo che i trafficanti africani - grazie anche alla crescita esponenziale della loro comunità sul litorale domizio (sono ormai 11mila nel territorio tra regolari e clandestini) - si sarebbero convinti di poter trafficare senza rendere conto alla camorra.
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20/09/2008