Nonostante i dettagli del piano siano riservati, è trapelato che la prima fase del progetto, avviata a fine agosto, è la campagna, lanciata la settimana scorsa, di attacchi mirati in Waziristan, la regione tribale al confine tra Afghanistan e Pakistan. Le operazioni militari, che hanno visto l'impiego di elicotteri, diversi assetti di forze speciali e aerei senza pilota (Uav), a differenza del passato sono state massicce e le azioni si sono spinte all'interno del Paese asiatico, non limitandosi alle zone di confine. Oltre alle azioni militari, Washington ha anche potenziato l'intelligence sul campo, richiamando da tutto il mondo un "rilevante" numero di agenti della Cia e delle altre agenzie federali e inviandoli in brevissimo tempo al confine tra Afghanistan e Pakistan. Si è trattata di una vera manovra di rinforzo degli 007, che ricalca in piccolo la "surge" avvenuta lo scorso anno in Iraq, a opera del generale David Petraeus. Peraltro, l'alto ufficiale ha appena assunto l'incarico di responsabile del Centcom, il comando che sovrintende tutte le operazioni militari Usa all'estero, tra cui per l'appunto quella in Pakistan. I dettagli sulle altre due fasi del piano, sono al momento "top secret", ma si sa che l'intenzione di Washington è: Fase 1) colpire duramente e improvvisamente alcuni comandanti locali dei terroristi in modo che si "spaventino" e di conseguenza si rivolgano ai loro capi per capire cosa fare. L'ordine è lasciare fuggire qualche talebano, "tracciando" però con i satelliti e gli aerei-spia i suoi movimenti e le conversazioni. L'intelligence, infatti, ha imparato che il bisogno di aggregazione è molto forte tra i guerriglieri, soprattutto quelli stranieri che non conoscono il territorio. Perciò costoro, dopo aver subito un'offensiva i miliziani quanto prima cercheranno di rintracciare i loro superiori per cercare aiuto e conforto. Ciò permetterà alla Coalizione di conoscere le località dove si nascondono i subcomandanti e i vertici di medio livello. (Fase 2). L'importante è fare terra bruciata davanti a loro - senza però toccarli - in modo che siano costretti a rivolgersi ai vertici del terrorismo per chiedere ordini e per pianificare strategie di controffensiva. A quel punto (fase 3) il cerchio si chiuderà e prenderà il via la vera e propria caccia ai leader dei talebani e a quelli di al Qaeda. Finora la prima fase procede a ritmo spedito, nonostante le proteste di alcuni elementi del governo pachistano. In tutto si stima che finora siano stati uccisi almeno 40 talebani e tre incursori dei Seal della Marina. Gli operatori, secondo i comunicati della Difesa Usa, sono stati il 30 agosto (uno) e l'11 settembre (gli altri due) in Afghanistan. Non viene però specificato, a differenza di come avviene solitamente, la località. Inoltre, i commandos appartengono al Naval special warfare development group (Devgru), l'unità antiterrorismo conosciuta una volta col nome Seal team 6. La distanza di tempo tra i decessi dei militari conferma, anche se indirettamente, che le azioni in Pakistan non sono isolate, ma si tratta di una vera campagna.
*Il Velino
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19/09/2008