E John non si sottrae al paragone con Teddy: «Sono un repubblicano conservatore, ma di quelli dello stampo di Theodore Roosevelt». E non è difficile capire il perché del paragone: Roosevelt ascese alla presidenza sulla scia di una fama da eroe, per epici combattimenti durante la guerra contro la Spagna. McCain si presenta agli americani come un reduce del Vietnam capace di resistere prigioniero per cinque anni dentro il famigerato «Hanoi Hilton».
Tempra d'acciaio per un uomo sopravvissuto alle prigioni trent'anni fa e dato «morto» politicamente solo l'estate scorsa: così, a 72 anni appena suonati, il resuscitato McCain è salito sul palco della convention repubblicana per presentare l'America che vorrebbe guidare nei prossimi quattro anni. McCain ha lavorato per sei settimane a un discorso nel quale ha insistito sul proprio profilo di «maverick», il cane sciolto della politica capace di posizioni anticonformiste e scomode talvolta per gli stessi repubblicani. Un attacco allo «status quo di Washington» (città di cui è però un'icona da decenni) che serve a cercare di prendere le distanze da George W. Bush.
Esperienza, riforme e approccio bipartisan sono i concetti chiave che Mark Salter, da oltre un decennio l'autore dei testi di McCain, ha incastonato dentro un intervento che il senatore dell'Arizona ha pronunciato in una scenografia assai diversa da quella del bagno di folla dell'incoronazione di Obama nello stadio stracolmo di Denver. Ma anche dal trionfo della Palin, la vice che McCain ha chiamato al suo fianco e che ha dimostrato la familiarità con le telecamere che le viene dalla laurea in giornalismo e dall'esplosiva carriera politica in Alaska.
I repubblicani, rimodellando il palco della convention di St. Paul, hanno creato una passerella da sfilata di moda, per permettere a McCain di trovarsi a parlare immerso in mezzo alla platea. Dopo la graffiante e applauditissima retorica anti-Obama della Palin (e prima di lei di Rudy Giuliani), a McCain è toccato volare più alto e dettagliare la sostanza del suo programma: taglio alla spesa pubblica, aiuti fiscali alle imprese, investimenti nell'approvvigionamento energetico in America (trivelle e centrali nucleari), nuove forme di gestione per i programmi previdenziali e di assistenza sanitaria del paese. E ancora, politica estera muscolosa ma aperta alla diplomazia, confronto duro con la Russia, sguardo scettico verso la Cina, ma sostegno totale al libero scambio. Infine, la lotta al terrorismo e l'Iraq, su cui McCain rivendica di essere stato «dalla parte giusta» - quella dell'invio dei rinforzi - quando era una posizione scomoda e soprattutto quando Obama si batteva per il ritiro immediato.
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05/09/2008