Si entra nel campo dei cavilli: con una sua lettura del quinto comma - peraltro sottoscritto da Tbilisi, in particolare dove si parla di «misure di rinforzo per il mantenimento della pace» - la Russia ha creato ieri fasce di sicurezza in territorio georgiano a ridosso dei confini abkhazo e sudosseto. E si è riservata il diritto di pattugliare coi suoi «caschi blu» il porto di Poti e altre zone. Ma non finisce qui: da Putin arriva anche la protesta per «il rafforzamento della presenza di navi Nato nel Mar Nero».
Al momento, il quadro generale resta dominato dalle tinte dell'incertezza. Le strade georgiane sono ora libere dai posti di controllo di Mosca, ma la Georgia afferma, sostenuta dall'Alleanza atlantica, che la permanenza di forze russe nel suo territorio vìola la tregua. Su richiesta del presidente Saakashvili, il Parlamento ha votato un prolungamento dello stato di guerra di 15 giorni, fino all'8 settembre.
La Russia ritorce le accuse: secondo il vicecomandante dello stato maggiore Anatoli Nogovitsin, i soldati di Tbilisi si starebbero riconcentrando, e i servizi segreti georgiani avrebbero preparato arsenali occulti per attentati terroristici in Ossezia del Sud.
In merito alle navi della Nato, i militari di Mosca non sono affatto convinti che servano solo per portare aiuti umanitari: il loro numero sale ogni giorno, dicono, venerdì sono arrivate nel Mar Nero due fregate da Germania e Spagna, ieri una nave Usa e una polacca, e altre due sono attese dalla flotta americana. «La situazione nel Mar Nero mostra una tendenza all'aggravamento», ha sottolineato Nogovitsin. Il generale ha poi spiegato il punto di vista russo sulla permanenza militare in alcune zone georgiane: si basa sulle fasce di interposizione e sulle operazioni di peacekeeping concordate nel 1992.
La diplomazia non dorme e Tskhinvali affretta i tempi: il leader separatista sudosseto Eduard Kokoity è già a Mosca per cooptare appoggi sul riconoscimento dell'indipendenza della sua terra, votata ieri all'unanimità dal «parlamento» locale.
Intanto, l'Europa è divisa: il presidente francese Nicolas Sarkozy, latore del piano di pace Ue, ha ringraziato ieri sera Medvedev per «aver mantenuto i suoi impegni sul ritiro delle truppe». Al contrario, il cancelliere tedesco Angela Merkel si è schierata con la proposta del segretario di stato americana Condoleezza Rice per una conferenza regionale con i paesi confinanti con la Georgia, ma senza la Russia. Il ministro degli esteri italiano Franco Frattini chiede moderazione: occorre, ha detto, «riannodare i fili di un confronto che deve tornare tutto politico», e ha annunciato una sua missione a Mosca e a Tbilisi all'inizio di settembre.
Vai alla homepage
24/08/2008