A dispetto dei 18 milioni di voti alle primarie, il senatore dell'Illinois non ha preso in considerazione l'ipotesi del «dream team» con lei. La colpa forse è stata la palpabile antipatia cresciuta tra i due rivali nei mesi dello scontro oppure di Bill Clinton e dei non limpidi rapporti della sua fondazione con chiacchierati personaggi della finanza. Che veramente lo spettro di Bill e Hillary guasterà l'incoronazione del primo afro-americano alla Convention del 28 agosto?
Il problema ora è che Joe Biden potrebbe non essere in grado di riportare all'ovile i sostenitori di Hillary. Secondo l'ultimo sondaggio Wall Street Journal/Nbc infatti, un elettore della Clinton su cinque ha detto che il 4 novembre voterà il repubblicano John McCain.
Snobbata, schiacciata dai debiti accumulati dalle primarie, Hillary potrebbe diventare, senza neppure essere candidata, il terzo incomodo della corsa alla Casa Bianca. Quanto a Bill, secondo gli amici, continua a masticare amaro per la cocente sconfitta della moglie.
Intanto sul fronte repubblicano stanno già pensando a come rubare la scena alla Convention democratica. Mitt Romney, possibile vicepresidente di Mc Cain terrà il suo discorso il 26 agosto quando sul palco democratico a parlare sarà proprio Hillary. Il giorno successivo è atteso Rudolph Giuliani, il sindaco dell'11 settembre di New York infatti parlerà a Denver proprio il 27 agosto quando alla Convention parlerà l'ex presidente Bill Clinton. E che la sfida cominci.
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24/08/2008