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l'analisi

Servono mezzi e uomini per vincere in Afghanistan

Afghanistan, una missione di pace? Dopo la battaglia che ha visto coinvolte le forze francesi, con oltre dieci morti e decine di feriti, occorre fare una seria riflessione sul futuro della missione nel lontano paese asiatico.

Soldati italiani in Afghanistan Che l'Afghanistan sia strategico agli interessi occidentali è fuor di dubbio, il problema è quanto gli stessi occidentali vogliono fare per mantenere quell'area sotto controllo.

Sin dall'inizio della fase post talebana sono sorti i primi, gravissimi, errori. L'amministrazione americana, a caccia delle fantomatiche armi di distruzione di massa di Saddam, ha trasferito essenziali risorse militari e di intelligence nello scacchiere iracheno prima ancora di considerare chiusa la partita afgana. La stessa operazione "Anaconda", che doveva eliminare le ultime sacche di resistenza di Al Qaeda, a causa di una ridda di errori dei vertici militari Usa è finita in un mezzo fiasco permettendo la fuga di numerosi terroristi talebani.


Il governo di Karzai, lui un Pasthun come i Talebani, da sempre invoca maggiori aiuti,che puntualmente sono arrivati con il contagocce. Ora occorre guardare in faccia la realtà. In Afghanistán c'è la guerra, contro un nemico facile e contestualmente difficilissimo da combattere. Facile perché la guerriglia è divisa in numerosi gruppi tribali senza una guida strategica unica. Questo permetterebbe quindi di poter affrontare un avversario alla volta, e non necessariamente solo con le armi ma anche con aiuti e sostengo logistico, al fine di fargli "cambiare bandiera" e rendercelo alleato sfruttando anche il fortissimo odio inter-tribale. Guerra difficile perché proprio in assenza di un vertice non esiste la possibilità, invero tanto amata dagli strateghi americani o da scrivania, di un operazione di "decapitazione" o "proiettile di argento". In pratica un solo missile o bomba lanciata da aereo, quindi il tutto molto impersonale, che colpendo un obiettivo pone immediatamente fine alle ostilità. Pensare che questo possa avvenire in Afghanistán è pura follia.


I governi occidentali devono fare una scelta decisiva, o lasciar perdere e ritirarsi, pagando un prezzo altissimo in futuro o impegnarsi davvero: mettere mano al portafoglio, in tempi per tutti difficili, e iniziare a donare in termini di miliardi di euro, per programmi di ricostruzione armonizzati e non come oggi invece avviene.
Impegnarsi vuol dire soprattutto smettere con le ipocrisie della missione di pace e riconoscere ufficialmente che in Afghanistán si combatte sul serio e quindi inviare uomini e mezzi, e tanti, dicendo prima in Parlamento che sino a quando le forze afghane non saranno autonome, parliamo di anni, saranno i nostri ragazzi a dover fare il lavoro sporco per Karzai e combattere. Combattere una guerra.


I soldati italiani stanno lavorando molto bene, e proprio per questo sono tra i più a rischio. Se il governo si vuole impegnare veramente nel sostengo al democratico, perlomeno secondo gli standard locali, Karzai lo faccia coinvolgendo la Ue e la Nato a fondo, in termini di risorse economiche e militari. La vittoria del caos e dell'oscurantismo in quella martoriata nazione avrebbe presto ripercussioni anche a casa nostra.
 

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Andrea Margelletti

20/08/2008










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