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La Nato usa toni forti con la Russia: primo impegno la conferma del ritiro. È impossibile continuare nelle relazioni con la Russia «business as usual», ma il canale del dialogo deve restare aperto: al vertice straordinario dei ministri degli Esteri della Nato, unico punto all'ordine del giorno la crisi del Caucaso, è passata la linea europea.
È impossibile continuare nelle relazioni con la Russia come se niente fosse (concetto sintetizzato nella formula «business as usual»), ma il canale del dialogo deve restare aperto: al vertice straordinario dei ministri degli Esteri della Nato, unico punto all'ordine del giorno la crisi del Caucaso, è passata la linea europea.
«Le relazioni future tra Nato e Russia dipenderanno dalle azioni concrete che Mosca intraprenderà per dare seguito all'attuazione del piano di pace», ha spiegato in conferenza stampa il segretario generale dell'Alleanza Jaap De Hoop Scheffer, anche se «non intendiamo chiudere tutte le porte di comunicazione».
Nessuna sospensione, dunque, del Consiglio Nato-Russia, inaugurato a Pratica di Mare su impulso italiano nel 2002 e tavolo di dialogo politico per eccellenza. Ma anche nessuna convocazione, a nessun livello, fino a quando la Russia non avrà ritirato le sue truppe dalla Georgia.
Fare saltare il tavolo era una possibilità ventilata, anche se mai ufficialmente richiesta, da Stati Uniti, Gran Bretagna e Paesi Baltici. Chi ieri ha potuto seguire l'intervento di Condoleezza Rice davanti ai colleghi, ha raccontato come il Segretario di Stato statunitense abbia sottolineato più volte un concetto: è possibile considerare partner affidabile della Comunità internazionale un Paese che invade i suoi vicini e bombarda la popolazione civile? Un Paese che non mantiene la parola data dal proprio Presidente?
La Casa Bianca e Downing Street spingevano per il «no», ma alla fine la risposta è stata un «ni»: è possibile, se quel Paese torna sui suoi passi.
Vince la Vecchia Europa, dunque. Parigi, Berlino, Roma. Ma anche Varsavia, alleato imprevisto, e che pure oggi si appresta ad accogliere la Rice per la firma dell'accordo sullo scudo anti-missile.
La Vecchia Europa dunque vince, ma non vuole stravincere. Così, Franco Frattini ieri ha sottolineato «l'unità dell'Alleanza Atlantica, e il rapporto tra Nato e Unione europea». Anche se in precedenza il ministro degli esteri aveva ammesso: «Il valore aggiunto della riunione è stato quello di essere riusciti a riportare gli amici americani sulle posizioni ferme ed equilibrate degli europei».
Così, nella dichiarazione finale si sottolinea che l'azione militare di Mosca è stata «sproporzionata e incompatibile con il suo ruolo di peacekeeping», si ribadisce il sostegno al diritto georgiano alla integrità territoriale, si crea una Commissione Nato-Georgia. Ma non si concede alcuna accelerazione a Tbilisi sulla strada dell'ingresso nell'Alleanza Atlantica.
Una cautela che alla resa dei conti a Mosca non è bastata. Il Cremlino, che pure ieri in mattinata aveva autorizzato l'ingresso di 20 nuovi osservatori militari all'interno della missione Osce, ha annunciato di aver richiamato in patria il suo ambasciatore presso l'Alleanza Atlantica e il ministro degli Esteri Sergei Lavrov ha rilanciato: la dichiarazione finale dei 26 sul conflitto georgiano «non è obiettiva», la Russia «tirerà le sue conclusioni», la Nato prende «sotto la sua protezione» un regime «criminale».
Ciononostante, Lavrov stesso ha promesso che il ritiro dei soldati, ufficialmente iniziato martedì scorso e di cui nessuno ha certezza, sarà terminato nel giro di tre o quattro giorni. Il bluff, se di bluff si tratta, deve ancora essere scoperto. Intanto, politica diplomazia e dis-informazione continuano a giocarsi la partita del Caucaso.
Liliana Faccioli Pintozzi
20/08/2008