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Pakistan Attentato davanti a un ospedale durante una manifestazione: venti i morti

Sangue e incertezza nel dopo Musharraf

NEW DELHI Si apre tra sangue, instabilità e incertezza il dopo Musharraf. All'indomani dell'annuncio delle dimissioni da parte dell'ex presidente pachistano Pervez Musharraf, i due principali partiti, la Lega musulmana pachistana-N dell'ex primo ministro Nawaz Sharif e il Ppp del vedovo della Bhutto, Asif Ali Zardari e di suo figlio Bilawal, si trovano ad affrontare un momento di impasse, divisi su questioni politiche di fondo e incapaci, almeno sinora di trovare una soluzione o quantomeno un compromesso.


Quella di ieri è stata una giornata di riunioni fiume che però non hanno portato a nulla. Sullo sfondo un paese agitato dall'imperversare dei terroristi specie nelle zone di confine e scosso da continui attentati. L'ultimo ieri, quando oltre venti persone sono rimaste uccise per l'esplosione di un ordigno nell'ospedale di Dera Ismail Khan, nel Pakistan nord occidentale, al confine con le zone tribali.
L'ordigno è esploso quando un gruppo di persone si è riunito nei pressi dell'ospedale per protestare per l'uccisione di un leader sciita che era poco prima stato colpito a morte e che era stato trasportato proprio in quell'ospedale. E l'latro ieri notte almeno venti militanti islamici sono stati uccisi in scontri con le forze di sicurezza pachistane a Bajur, roccaforte dei taleban ai confini con l'Afghanistan.
L'attentato di ieri è stato rivendicato dal portavoce locale dei Taleban, Maulvi Umer, che ha detto che attacchi suicide del genere continueranno fino a quando non smetteranno le operazioni dell'esercito pachistano nello Swat e in altre aree della North West Frontier Province, la provincia di nord ovest al confine con l'Afghanistan.
Sul versante politico non si trova un accordo su problemi quali la restaurazione dei giudici deposti proprio da Musharraf e il destino di quest'ultimo, e l'elezione del suo successore. Per questo ruolo, da un lato sembra che il candidato ideale possa essere Nawaz Sharif, ma dall'altro il Ppp non pare disposto a cedere, come ieri ha ribadito Bilawal Bhutto. In gioco anche un esponente della Nwfp, per tentare di tenere unito il paese, e la sorella di Zardari, che ha preso il posto di Benazir Bhutto in parlamento.
Le divergenze maggiori sembra siano sulla questione dei giudici rimossi da Musharraf. La lega pachistana musulmana-N vorrebbe che i giudici tornassero al proprio posto subito, senza ulteriori indugi e senza troppe formalità mentre il Ppp di Asif Ali Zardari propenderebbe per una procedura diversa, seguendo la costituzione. Zardari è infatti più cauto, preoccupato forse anche dell'eventuale rientro del giudice Chaudry, oppositore di quel Nro (National Reconciliation Order) che aveva permesso proprio alla Bhutto e a Zardari di tornare in Pakistan.
L'incertezza politica, la mancanza di un solido terreno comune, rende dunque il paese estremamente fragile, in cui restano dubbi anche su quello che sarà il futuro di Musharraf.
Mentre dall'Arabia Saudita giunge una smentita che l'ex presidente starebbe per trasferirsi a Gedda, il Daily Telegraph ha ieri affermato che corrono voci che potrebbe essere proprio Londra la prossima destinazione di Musharraf.
Intanto non è ancora chiaro se all'ex presidente verrà o meno concessa l'immunità o se dovrà comunque affrontare un processo per tradimento. Anche su questo non vi è, a quanto pare, ancora consenso. Ieri un gruppo di parlamentari ha chiesto che Musharraf affronti un «processo chiaro e trasparente» e che non lasci il paese. Ipotesi questa non appoggiata dai sostenitori dell'ex presidente, i membri della lega pachistana-Q, e in parte forse anche dal Ppp, che propenderebbe per lasciare la decisione finale su Musharraf al parlamento.
Mentre continuano i festeggiamenti per le strade per le dimissioni di Musharraf, un sondaggio ha rivelato che il 67% dei pachistani sono contenti che il generale-presidente Musharraf sia andato via, e il 65% lo vorrebbe sotto processo.

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20/08/2008










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