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giallo sui missili russi in ossezia

Georgia, il ritiro delle truppe
tra conferme e smentite

Sussurri e grida nell'odioso conflitto russo-georgiano, con l'invasore indispettito per la levata di scudi dell'Occidente e con gli Usa pronti a soffiare sul fuoco cavalcando il sospetto di «pulizia etnica».

Georgia Fatto sta che ieri Mosca ha annunciato ufficialmente l'inizio del ritiro delle proprie truppe dalla Georgia, ma Tbilisi lo nega e la accusa di continuare a distruggere le sue infrastrutture, violando così «gravemente» l'accordo di pace.


Così, nonostante i toni concilianti usati per la prima volta dal presidente georgiano Mikhail Saakashvili, il leader del Cremlino Dmitri Medvedev ha alzato i toni dello scontro con Tbilisi e anche con Kiev. Invece resta il giallo totale sui missili tattici russi SS-21 nella regione secessionista georgiana dell'Ossezia del sud: il Pentagono dice di avere le prove del loro dispiegamento, Mosca smentisce.

Nella lotteria delle cifre, sembra intanto ridimensionarsi il numero delle vittime del conflitto, che fonti russe e sud-ossete accreditavano tra 1.400 e 2.000: secondo Human Rights Watch, organizzazione per la difesa dei diritti umani, sarebbero decine e non migliaia.


In buona sostanza, quello russo ha tutta l'aria di un ritiro in surplace: lo stesso generale Anatoli Nogovitsin, vice-capo dello stato maggiore russo, ha ammesso di non essere in grado di indicare la data di fine operazione («posso dire per certo solo quando sarà Capodanno») e ammonito che, comunque, le truppe si attesteranno dietro il confine. Come del resto le navi della flotta russa del Mar Nero, che continueranno a presidiare le acque di frontiera con la Georgia, come ha tuonato ieri Medvedev.


Insomma a parte il ritiro, tutto da verificare, la parola «pace» sembra al momento troppo grossa. Infatti, Tbilisi continua ad accusare le forze russe di controllare ancora parte del proprio territorio, dal nodo strategico di Gori a Senaki, dove avrebbero fatto esplodere altri depositi di munizioni, e Igoieti, a 30 km dalla capitale, dove tank russi avrebbero forzato un posto di polizia georgiano distruggendo due veicoli delle forze dell'ordine.
Ieri mattina Saakashvili aveva usato toni concilianti, annunciando la necessità di riallacciare i rapporti con Mosca «perchè i nostri popoli non si sono voltati le spalle per sempre». Ma la tensione è poi salita con il fallimento, tra accuse reciproche, di uno primo scambio di prigionieri.

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Marino Collacciani

19/08/2008










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