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Stretto dalla manovra diplomatica a tenaglia franco-tedesca, più che dal quotidiano monito Usa, il leader del Cremlino Dmitri Medvedev ha annunciato che oggi Mosca comincerà il ritiro delle sue forze dalla Georgia, anche se resteranno i peacekeeper russi nelle due regioni separatiste dell'Abkhazia e dell'Ossezia del sud.
La presidenza di turno finlandese dell'Osce sempre per oggi ha convocato a Vienna una riunione del Consiglio permanente per decidere l'invio di altri 100 osservatori in Georgia. Di questi hanno parlato al telefono il ministro degli esteri Franco Frattini e il collega russo, Serghei Lavrov. La situazione umanitaria resta drammatica e la dichiarazione di Medvedev può essere vista come una risposta alle pressioni e agli appelli internazionali, tra cui quello autorevole venuto dal Papa, che da Castelgandolfo ha chiesto l'apertura di corridoi umanitari «senza più indugi»tra la regione dell'Ossezia meridionale e la Georgia per aiutare i feriti e dare degna sepoltura ai morti. Ha inoltre esortato alla protezione delle minoranze etniche caucasiche.
Rimane ancora difficile, infatti, la consegna di aiuti per i 158 mila profughi che, secondo le ultime stime dell'Unhcr, sono stati provocati dalla crisi. Il ritiro russo è previsto dal piano di pace mediato dalla presidenza francese della Ue, almeno fino alla messa a punto di un meccanismo internazionale. La Russia però non sembra avere intenzione di lasciare totalmente campo libero a contingenti europei, come vorrebbe il presidente georgiano Mikhail Saakashvili, che è tornato a respingere ogni presenza russa sul suo territorio.
L'annuncio di Medvedev è coinciso anche con il monito francese, reso noto dall'Eliseo, circa le «gravi conseguenze che una non rapida e completa attuazione dell'accordo potrebbe avere sulle relazioni tra la Russia e la Ue», attualmente impegnate nei negoziati per il rinnovo dell'accordo di partnership strategica. Il presidente inoltre ha anticipato lo sbarco a Tbilisi del cancelliere tedesco Angela Merkel, che dopo aver criticato l'altro da Soci (presente Medvedev) l'uso «sproporzionato» della forza da parte di Mosca, ieri ha accusato la Russia per il ritardo nel ritiro, facendone una questione di «credibilità». Un pò come il segretario di Stato Usa Condoleezza Rice, che anche oggi ha invitato Mosca a «mantenere la parola data». Mentre il segretario alla Difesa americano Robert Gates ha nuovamente definito a rischio l'ingresso della Russia nel G8 e nel Wto.
L'attivismo della Merkel - attenta a rassicurare l'alleato Usa (anche ribadendo le porte aperte per l'ingresso di Tbilisi nella Nato) ma pure a non compromettere i rapporti con la Russia, paese chiave per la Germania sul piano economico - sembra aver giocato un ruolo decisivo nelle mosse russe. Tirare troppo la corda, dopo aver impartito una umiliante lezione all'alleato americano, non avrebbe giovato all'immagine del Cremlino e alla sua necessità di non peggiorare i già freddi rapporti con l'Occidente, sullo sfondo dell'anniversario dell' invasione di Praga.
Claudio Salvalaggio
18/08/2008