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Libertà condizionata, con divieto di lasciare il territorio francese e obbligo di dimora nella casa di Argenteuil, una volta dimessa dall'ospedale. Nelle parole della figlia Elisa, Marina Petrella «è libera, questa volta davvero».
Così ha deciso la Corte d'appello di Versailles sulla richiesta di scarcerazione dell'ex brigatista, ieri ricoverata all'ospedale Saint-Anne di Parigi per problemi di depressione e tendenze suicide.
A motivare questa scelta le numerose perizie mediche e psichiatriche, l'ultima di appena quattro giorni fa, in cui le condizioni di salute della Petrella erano definite «incompatibili con il suo stato di detenuta», perchè necessitavano di cure costanti in una struttura specializzata. Nella situazione attuale, invece, pur essendo ricoverata in un ospedale psichiatrico l'ex brigatista non può essere sottoposta a terapie, ma solo ricevere le cure d'urgenza. Petrella, condannata in Italia all'ergastolo in contumacia per l'assassinio di un commissario e altri reati, rischia comunque l'estradizione verso la Penisola. Nelle scorse settimana il presidente francese Nicolas Sarkozy ha chiesto al suo omologo italiano Giorgio Napolitano di concedere, in caso di estradizione, la grazia alla donna a causa delle sue condizioni di salute.
La decisione rasserena la famiglia e i membri del comitato di sostegno agli ex-terroristi italiani rifugiati in Francia, presenti in gran numero nella piccola aula in cui la sentenza è pronunciata, ma non interrompe l'iter dell'estradizione.
«Sono molto emozionata e felice - ha dichiarato all'uscita dal tribunale la figlia maggiore della Petrella, Elisa Novelli, nata in un carcere italiano 25 anni fa - per la decisione del tribunale, che consente a mia madre di ritrovare il gusto della libertà. La nostra battaglia però prosegue, perchè il procedimento di estradizione sia interrotto e la nostra vita francese possa ricominciare».
Il timore principale, spiega, è che in caso di ritorno in Italia Marina Petrella rimanga in carcere per tutto il resto della vita: «Fine pena mai, è così che lì definiscono l'ergastolo».
06/08/2008