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almeno 12 i terroristi rifugiati in francia

L'esilio parigino dei brigatisti

Al ministero della giustizia francese c'è una lista di 12 rifugiati italiani che potrebbero essere rispediti in Italia.

E ieri con la sentenza a favore di Marina Petrella questi reduci delle Brigate Rosse mai pentiti e dissociati sperano nel ritorno in Francia della «dottrina Mitterrand».


Tra i «rifugiati» nomi di spicco degli Anni di piombo. Sulla loro testa condanne da oltre vent'anni all'ergastolo. Nel 2002 l'allora ministro di Giustizia del governo Berlusconi, Roberto Castelli aveva annunciato una «linea di rigore» per «riportarli nel nostro Paese». Ma sono circa 200 i terroristi italiani (170 di sinistra, il resto di destra) latitanti all'estero. Ferite aperte, quelle degli anni di piombo, che periodicamente tornano a sanguinare.

E proprio la Francia, tra il 1978 ed il 1982, diventò meta di una vera e propria migrazione: 4-500 esponenti della composita galassia eversiva italiana (alla fine degli anni '70 si contavano oltre 200 sigle) si riversarono Oltralpe confidando nella dottrina Mitterrand. Il presidente francese aveva infatti promesso che «nessuno sarebbe mai stato estradato, qualunque fosse stata la decisione dei tribunali francesi». Sulle rive della Senna si è così formata una vera e propria comunità di latitanti, provenienti dall'estrema di sinistra. Il personaggio più rappresentativo, vero e proprio punto di riferimento per gli altri compagni, è stato l'ex leader di Potere Operaio, Oreste Scalzone.

In terra francese ci sono personaggi come Simonetta Giorgieri e Carla Vendetti, sospettate di contatti con le nuove Brigate Rosse. Vivono dalle parti di Lione.; Sergio Tornaghi, legato alla colonna milanese delle Br; Roberta Cappelli, della colonna romana; Giorgio Pietrostefani, condannato per l'omicidio del commissario Luigi Calabresi; Enrico Villimburgo, altro brigatista condannato all'ergastolo nel processo Moro ter. E ancora, Giovanni Alimonti, Enzo Calvitti, Maurizio Di Marzio, Vincenzo Spanò, Massimo Carfora, Walter Grecchi, Giovanni Vegliacasa, Francesco Nuzzolo, Giancarlo Santilli, Gianfranco Pancino.

Di molti di loro si conoscono residenze e abitudini. Qualcuno vive a Parigi, altri nella campagne del Sud. Ma dopo l'arresto di Cesare Battisti in molti hanno scelto destinazioni meno comode ma più sicure. Così i «rifugiati» sono partiti per mete esotiche in Sud e Centro America. I residenti più illustri, sono Alessio Casimirri e Manlio Grillo in Nicaragua e Achille Lollo in Brasile. Anche nel campo del terrorismo nero, il latitante più illustre è sicuramente Delfo Zorzi, militante di Ordine Nuovo, condannato all'ergastolo per la strage di Piazza Fontana è diventato cittadino giapponese, con il nome di Roi Hagen, bloccando così i tentativi di estradizione.

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Maurizio Piccirilli

06/08/2008










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