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«La grazia? Mai». Maurizio Gasparri, presidente dei senatori del Popolo della libertà, ci mette poco più di tre secondi a non concederla a Marina Petrella.
Presidente Gasparri, intanto la corte d'appello ordina la scarcerazione. Il centrodestra protesta?
«Partiamo dal presupposto che io sono contro gli sconti di pena nei confronti dei terrosti, che siano di destra o di sinistra non conta nulla. Certo, nel caso di Petrella, se è vero che sta così male ed è in fin di vita, allora è un altro conto. Ha diritto a uscire dal carcere. Però non facciamo che questi qui poi si comportano come Oreste Scalzone».
Quindi i dubbi non sono pochi.
«Vede, io non ho la cartella clinica di Petrella e non posso accertare nulla, ma è chiaro che la severità contro il terrorismo non può essere scevra dal nostro senso di umanità».
La Francia è disposta a concedere l'estradizione se l'Italia concederà la grazia. Lei che farebbe?
«Io sono assolutamente contrario alla grazia, la abolirei, è un istituto vecchio. Però anche qui chiariamo un dato tecnico: se una persona è in gravi condizioni, la legge consente di non farla più tornare in carcere anche senza consentire la grazia».
Da una parte arrivano gli altolà a ulteriori indagini sulla Strage di Bologna, dall'altra potremmo rivedere una brigadista in libertà. Lo scenario non la incuriosisce?
«Anch'io ho dei grandi dubbi sulla sentenza alla strage di Bologna, ma ciò che mi preoccupa veramente è vedere tutti questi terroristi, questi delle Bierre che hanno ucciso uomini come Moro, andare in giro, scrivere sui giornali e fare film. Sono sfavorevole a questo spettacolo quotidiano. Dovrebbero stare in carcere non in giro».
Quindi?
«Nei confronti del terrorismo rosso c'è un certo "lasciar andare" che non mi piace. Ci sono stati troppi magistrati e politici di sinistra che hanno fatto i buonisti. Ha fatto bene il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano il 9 maggio a lanciare quel messaggio, severo, al mondo dell'informazione. Quindi la mia conclusione è che per gente che ha fatto la guerra allo Stato non posso assolutamente parlare di grazia, al massimo parlo di pietà. Se stanno veramente così male».
Fabio Perugia
06/08/2008