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Maurizio Piccirilli m.piccirilli@iltempo.it L'11 settembre ...

Maurizio Piccirilli
m.piccirilli@iltempo.it
L'11 settembre 2001, il Martedì santo di Al Qaeda, affascina i brigatisti vecchi e nuovi. Così quel legame antico tra mondo arabo palestinese e Brigate Rosse, trova nuovi stimoli. Ma l'organizzazione di Osama Bin Laden non è il Fronte della liberazione della Palestina di Habbas.

Questo di matrice marxista, i mujaheddin religiosi e tenacemente anti comunisti. Ma il fervore anti imperialista e anti americano spinge i terroristi di casa nostra a cercare nuove alleanze. Così mentre Mario Galesi confidò di voler essere sepolto avvolto nella kefiah palestinese, Nadia Desdemona Lioce mette per scritto il documento programmatico della «santa alleanza». Dieci paginette scritte in stampatello per dare la linea alle «nuove avanguardie rivoluzionarie». E dopo aver rivendicato gli ultimi omicidi, non può fare a meno di citare l'attacco dell'11 settembre e l'invasione dell'Iraq come esempi della crisi dell'imperialismo capitalista. Ed ecco lanciare la sua campagna di arruolamento alle «masse arabe e islamiche espropriate e umiliate dall'imperialismo e che nel complesso costituiscono il naturale alleato del proletariato metropolitano dei paesi europei». E continua: «le avanguardie rivoluzionarie devono fare contrasto alle mire israelo-anglo-statunitensi di ridefinizione a proprio vantaggio degli equilibri in Medio Oriente».
Un tentativo fatto anche in carcere secondo quanto risulta all'anti terrorismo ma con scarsi risultati. Piuttosto l'antagonismo più estremo ha cercato di pescare tra gli immigrati, nuova forza proletaria in Italia. Durante l'inchiesta che ha permesso di sgominare con l'Operazione Tramonto il gruppo delle «Brigate Rosse-seconda posizione» emerge il tentativo di inserirsi in nuove realtà di conflitto come gli stadi e le moschee. Ne parlano due dei presunti terroristi, Claudio Latino e Davide Bortolato. Latino sostiene che «Lo stadio, nel clima di dispersione avanzante, sia diventato un luogo di aggregazione e di espressione del disagio sociale da cui partono le lotte e ritiene che sia la stessa cosa che succede agli islamici per la moschea». Latino riferisce poi un discorso fattogli da tale da Shoukry, secondo il quale «la moschea, essendo unico luogo di aggregazione per gli islamici, diventa anche per i laici centro propulsore delle proteste e delle lotte». Ma i più integralisti non «danno confidenza» ai reclutatori della «Stella a cinque punte».
Eppure per quella sorta di internazionalismo solidale, alcuni esponenti di «Soccorso rosso», l'organizazione di sostegno ai marxisti in carcere hanno dato appoggio a Said Ben Khemais, il tunisino imprigionato perchè ritenuto legato ad Al Qaeda. Una militante anarchica di origine sarda, Piera Spagnuolu, ha avuto un fitto scambio di lettere con l'uomo che da Gallarate telefonava a Bin Laden in Afghanistan.
Il sogno della Lioce è condiviso dai suoi compagni di lotta. Roberto Morandi e gli altri esponenti delle nuove Bierre sottoscrivono. Ma Al Qaeda sogna il Califfato dove la sharia è vita quotidiana e male si coniuga con la società della dittatura del proletariato.

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02/08/2008










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