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Sono i Comuni i più «spendaccioni» nel campo delle ...

Sono i Comuni i più «spendaccioni» nel campo delle consulenze. I dati, ancora una volta, arrivano grazie al sito internet del ministero dell'Innovazione e della Pubblica amministrazione che ha reso pubblici gli incarichi reribuiti nel 2006, conferiti dalle amministrazioni pubbliche.

Insomma, è l'effetto, ormai cura, di Renato Brunetta che segna un altro tassello nel grande progetto che lui stesso ha nominato «Operazione trasparenza».
Così, nel mare di numeri, emerge che i Comuni spendono ben 57 milioni 140 mila e 861 euro in consulenze. E detengono un record, considerando che in graduatoria, subito dopo, il posto d'onore spetta alle Province che investono 12.638.141,06 euro nelle consulenze. Per gli incarichi pubblici le città spendono una somma incredibilmente maggiore anche a confronto con tutti i ministeri. La spesa dei dicasteri, infatti, ammonta 27.787.539,97 euro.
Il ministro Brunetta, inoltre, ha ricordato che già da una settimana si possono consultare sul sito www.innovazionepa.it i nominativi e gli importi degli incarichi che, sempre nel 2006, sono stati affidati ai dipendenti di Palazzo Chigi, ai ministeri, alla magistratura, alle forze armate e di polizia, agli Enti di vigilanza e a quelli non economici.
Tornando ai nuovi dati pubblicati da Brunetta, le Regioni spendono 7.858.358,78 euro, mentre le comunità montane 2 milioni e 500 mila euro (come le camere di commercio), poco meno della magistratura. In graduatoria, dall'alto verso il basso, le riserve regionali (1,094 milioni), i consorsi comunali e provinciali (1,029 milioni), gli enti regionali (922 mila euro).
A puntare il dito sulle spese per le consulenze affidate alla Pubblica amministrazione ci pensa la Corte dei conti. E parla di «elevato numero di incarichi», spesso «generici» e «rinnovati alle medesime persone» che non «appaiono giustificabili», anche per mancanza di «verifiche della possibilità» di svolgere i compiti «utilizzando risorse umane dell'amministrazione». Nell'indagine di controllo sul 2005 e 2006 i magistrati contabili invitano così la Pa ad «attribuire incarichi ove assolutamente necessari» e ad apporre la «spesa di ciascuna» consulenza in «specifici capitoli di bilancio» evitando il rischio di «commistioni e opacità di verifica del corretto agire dell'Amministrazione».
La Corte evidenziando una riduzione della spesa - dai 31,82 milioni di euro del 2005 ai 10,38 del 2006 - rileva poi che il maggior numero di «incarichi, ricerca e studio» è stato adottato dalla Presidenza del Consiglio (794 atti su un totale di 1.450 nel biennio in esame) per un spesa di 7,23 milioni (al netto dei rimborsi spese) nel 2005 e di 2,55 milioni nel 2006.
Mentre ricordando che «gli oneri relativi agli incarichi esterni sostenuti dalla Pubblica Amministrazione sono stati oggetto di restrizione da parte del legislatore (leggi finanziarie 2005 e 2006)», la Corte spiega così che il «presupposto della possibilità di affidare incarichi è la dichiarata carenza all'interno delle Amministrazioni di specifiche competenze concernenti l'oggetto dell'incarico». Carenza che - prosegue - deve essere «documentata» così come deve esserci «una puntuale rispondenza tra incarico e finalità della Amministrazione conferente e tra compenso corrisposto e beneficio conseguito».

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02/08/2008










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