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Risponde al telefono dal grattacielo di New York dove lavora. Sono le 10 di mattina in America e Giorgio Chinaglia stava cominciando un nuovo giorno da «ricercato», ma senza possibilità di essere arrestato in quanto cittadino statunitense.
Cade dalle nuvole, prova a difendersi ancora nonostante le carte in possesso della magistratura paiano dare il triplice fischio. E stavolta non è quello dell'arbitro in campo. La voce è sicura, ma le parole fanno trasparire la rabbia per una vicenda che sta assumendo connotati impensati. C'è anche lui tra i destinatari di un'ordinanza di custodia cautelare emesse dal Gip Muntoni nell'ambito dell'indagine sulla «scalata» al vertice della Lazio guidata proprio dall'ex bandiera biancoceleste.
Chinaglia sa cosa sta succedendo in Italia?
«Sì purtroppo, mi stanno chiamando molti amici. Sono innocente, non è vero nulla. Per me la vicenda era finita due anni fa».
Vuole dire che non conosceva nessuno dei Casalesi?
«Assolutamente no, non sapevo chi fosse l'investitore. Avevo contatti soltanto con Di Cosimo. Non ho fatto niente, ho sempre agito in buona fede e per il bene della Lazio. Ribadisco quanto detto in passato: non ho guadagnato un soldo da questa vicenda. Sono stato contattato per comprare il club e ho solo fatto da tramite. Che tristezza tutta questa storia con arresti e accuse, a mio avviso completamente infondate».
Che ricorda di quel periodo?
«Mi sono sempre mosso con i miei avvocati, sono pure andato con loro alla Consob, per me è incredibile quello che sta accadendo a Roma»
E quei passaggi di soldi sui conti dell'ex San Paolo-Imi a lei intestati?
«I mei avvocati sanno tutto. Non torno in Italia perché non ho capito le accuse nei miei confronti e rischierei di finire in prigione come scendo dall'aereo. Alla fine, però, sono sicuro che la verità verrà fuori».
Le accuse sono pesanti. Si parla anche di atti intimidatori.
«Ho letto, ma chi voglio intimidire? Non ho capito. Io sono sempre stato a New York in questi due anni, una volta sola sono andato in Florida e basta. Spero che tutto si chiarisca, ma in Italia non ci torno».
Luigi Salomone
23/07/2008