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Il racconto Parla il naufrago maltese

«Così ho visto morire mio figlio»

PALERMO Uno dopo l'altro avevano visto morire i tre uomini dell'equipaggio: l'ultimo era stato Carmelo Bugeja, 67 anni, padre di Simon, il naufrago del peschereccio maltese salvato l'altro ieri, dopo otto giorni il balia delle onde, aggrappato a un sacco pieno di polistirolo.

A quel sacco, fino all'altro ieri sera, si era aggrappato anche il figlioletto di Simon, Teo, 11 anni: «Era con me - ha raccontato il naufrago, ora in condizioni critiche in ospedale -, avevamo visto un elicottero avvicinarsi a noi a bassa quota. Io ho gridato e alzato la mano quanto potevo. L'elicottero si è abbassato molto, ma non ci ha visti e questo mi sembra incredibile. Poi Theo è scivolato senza energie in acqua, mollando la presa poco prima che arrivassero i miei soccorritori».
A mettere il salvo il marinaio maltese è stato, intorno alle 19.30 di veneredì sera, il peschereccio italiano «Grecale». al comandante dell'imbarcazione Bugeja ha raccontato il dramma vissuto: «Giovedì 10 luglio stavamo rientrando a Malta, da dove eravamo partiti il 7, tre giorni prima, per la pesca del pesce spada - ha detto l'uomo - quando abbiamo sentito un botto e il peschereccio è subito affondato». Il primo a morire sabato scorso, di sete e di stanchezza, è stato un eritreo trentenne, lavoratore stagionale. Domenica è toccato a Noel Carabott, 33 anni, e lunedì al padre di Simon, Carmelo. Non è stato trovato il corpo del marinaio eritreo, nè quello del piccolo Theo.

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20/07/2008










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