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BRUXELLES Il procuratore della Corte penale internazionale (Cpi), il magistrato argentino Luis Moreno-Ocampo, ha chiesto l'arresto del presidente del Sudan Omar Hassan Al Bashir per genocidio, crimini di guerra e contro l'umanità commessi in Darfur affermando di avere «le prove» per contestargli i dieci capi d'accusa, e di non potersi «permettere il lusso di guardare altrove».


La richiesta, sulla quale dovrà esserci ora il pronunciamento della Camera della Corte per le istanze preliminari che arriverà entro i prossimi 2/3 mesi, ha provocato una dura reazione del governo sudanese che ha detto di non riconoscere «nulla che arrivi dalla Cpi» e ha minacciato ritorsioni sul processo di pace.
Il segretario generale dell'Onu Ban Ki Moon ha assicurato che le operazioni di mantenimento della pace in Sudan continueranno e ha chiesto al governo di Karthoum di «garantire la sicurezza di tutto il personale delle Nazioni Unite e i loro beni».
Secondo la Corte, che ha sede all'Aja (Olanda) e la cui giurisdizione è riconosciuta da 106 paesi, le prove del procuratore dimostrano che Al Bashir «ha pianificato e messo in atto un piano per distruggere gran parte dei gruppi Fur, Masalit e Zaghawa sulla base della loro appartenenza etnica». Queste tre popolazioni non nomadi che vivono storicamente in Darfur si sono ribellate alla marginalizzazione della provincia e, non riuscendo a sconfiggere il movimento armato, Al Bashir - è l'accusa del Procuratore - si è rivolto contro la popolazione.
«I suoi motivi erano ampiamente politici. Il suo alibi era la contro-guerriglia. Il suo intento il genocidio», ha spiegato Moreno-Ocampo, secondo il quale le «forze e gli agenti» che agivano sotto il controllo di Al Bashir hanno ucciso almeno 35 mila civili e causato la morte di decine di migliaia di sfollati, tra 80.000 e 265.000, «senza avere bisogno di proiettili, usando le armi dello stupro, della fame e della paura. Efficaci e silenziose».

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15/07/2008










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