Ed è una «guerra di poveri» visto che da una parte della barricata ci sono i Paesi ricchi, restii a mantenere le promesse fatte nel 2005 in Scozia di raddoppio degli aiuti ai Paesi poveri (con l'Africa in prima linea). Sull'altro versante della battaglia, i Paesi dell'Unione Africana pronti a condannare lo Zimbabwe ma non a fare scattare nuove sanzioni.
E quella degli aiuti all'Africa per combattere la fame e le epidemie, è una sfida perfettamente in linea con l'immagine di presidente compassionevole che George Bush vorrebbe lasciare dietro di sé, soprattutto adesso che l'orologio della partenza dalla Casa Bianca batte i suoi colpi inesorabilmente. E chi pensa che restano ancora più di sei mesi di potere per il presidente, sbaglia i calcoli: infatti, a partire dall'inizio di novembre, quando l'America avrà scelto il suo successore, sarà praticamente nullo il potere dell'inquilino della Casa Bianca.
Eccolo, dunque, Bush pronto a spingere i partner del G8 «a non fare solo promesse, ma a firmare anche gli assegni»: altresì, il presidente americano ha proposto un meccanismo di verifica annuale del mantenimento degli impegni presi nell'ambito del G8. Precauzione tardiva ma ugualmente necessaria visto che i 50 miliardi di dollari di aiuti ai Paesi poveri promessi dagli Otto Grandi in Scozia per il 2010 hanno prodotto finora poco più di 11 miliardi di dollari di fondi.
Bush ha fatto degli aiuti all'Africa per combattere epidemia come l'Aids e la malaria e per combattere la fame, il fiore all'occhiello della fase finale della sua presidenza, con un occhio alle necessità della cronaca ed un altro al giudizio della Storia.
«Il presidente Bush è molto appassionato sull'importanza di questi temi - ha detto ieri Dan Price, funzionario della Casa Bianc - crede nella necessità di migliorare la vita dei meno fortunati alleviando la povertà e le malattie».
Però c'è da dire che «Bush l'Africano» persegue anche la strada dello sviluppo della democrazia e in questo momento nel suo mirino c'è soprattutto la questione dello Zimbabwe. Così Bush è tornato ieri a definire «una farsa» il ballottaggio presidenziale in Zimbabwe e nell'incontro dei leader del G8 con i rappresentanti dei paesi africani (con la partecipazione dei leader di Algeria, Senegal, Ghana, Tanzania, Nigeria, Etiopia e Sudafrica) ha cercato di spingere verso nuove sanzioni nei confronti del regime di Mugabe.
È una battaglia dove Bush ha il sostegno dei leader europei. Ma dove alcuni dei leader africani appaiono ancora esitanti a scegliere la strada delle sanzioni verso lo Zimbabwe senza avere esaurito prima tutte le altre opzioni.
Vai alla homepage
08/07/2008