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crimini e glorie

Quegli anni terribili tra
la banda della Magliana e le imprese giallorosse

Si andava al bar-pasticceria di piazza San Cosimato attratti dai cornetti con la marmellata e ignorando di consumare l'attesa del cappuccino al bancone accanto, magari, a Franco Giuseppucci o a Renatino De Pedis. D'altronde, in quel '78, i due erano conosciuti a quanti stavano [...]

L'uccisione di De Pedis [...] addentro alle segrete cose  ma tutti gli altri che ne potevano sapere della banda della Magliana o della pizzeria di Trastevere frequentata da Pippo Calò, l'emissario dei corleonesi, quando non aveva un pranzo di lavoro da Pippo l'abruzzese a Torvaianica? Il sequestro di Moro, la sua esecuzione, la strage della scorta avevano appena dato l'idea dello sprofondo in cui eravamo precipitati, tuttavia Roma conservava il proprio disincanto, convinta di averle viste tutte per potersi ancora stupire.

L'elezione del primo socialista alla presidenza della Repubblica, Sandro Pertini, e le immancabili lacrime di Gae Anzalone sul futuro della squadra di calcio contribuivano a regalare l'illusione della normalità. Impazzava, per altro, l'estate romana ideata da Renato Nicolini e al governo stava assiso Andreotti non ancora Belzebù. Pur non appartenendo ai cavalli di razza della Dc, rappresentava già la faccia di un potere eterno, al cui riparo Salvo Lima aveva potuto organizzare in Sicilia le larghe intese con il partito comunista guidato nell'isola dall'esule piemontese Achille Occhetto.


Viceversa i tempi correvano più veloci dell'ansia di tranquillità. Il Conclave regalava due elezioni a sorpresa: dapprima Albino Luciani, ma il papa dal sorriso buono durava appena trentotto giorni, poi Karol Wojtyla, il pontefice che avrebbe cambiato la Storia. Nel suo piccolo anche la defenestrazione di Onesti, fedelissimo del divo Giulio e monarca assoluto del Coni, sul quale regnava da trentaquattro anni, costituiva un altro segnale di cambiamento. Onesti pagava una sentenza della magistratura, ma la congiura dei giudici non era stata ancora inventata, di conseguenza lo sostituirono alla svelta e senza proteste con Franco Carraro, che così si trasferì nel leggendario Bosco Parrasio del Gianicolo.


L'omicidio di Mino Pecorelli nel marzo '79 avvisava che dalle Brigate Rosse alla loggia P2, dal Vaticano al banco Ambrosiano nessuna partita era conclusa. E il voto di primavera lasciava aperte tutte le porte, però in Campidoglio s'insediava il sindaco più amato del dopoguerra, Luigi Petroselli, e la Roma veniva rilevata da un imprenditore col sorriso affilato e l'eloquio circonvoluto, Viola, che aveva accorciato il nome di battesimo da Adino a Dino. Come riconosciuto dallo stesso Agnelli, gli riuscirà l'impresa di creare una società seria e affidabile. La prima pietra fu l'arrivo di Liedholm, strappato al Milan campione d'Italia. In seguito, sfruttando lo scandalo delle scommesse, acquistava il geniale Falcao, la cui opzione da parte del club rossonero era scaduta per la condanna in B. Dove finiva anche la Lazio, franata in pochi anni assieme al pittoresco Umberto Lenzini. Eppure con gli schemi di Maestrelli aveva sviluppato il più divertente gioco champagne del decennio.


Lo scudetto della Roma poteva già giungere nel 1981, senza l'annullamento del gol regolare di Turone contro la Juve a Torino. Non a torto Viola parlò del famoso centimetro di Boniperti impiegato da arbitro e guardalinee per negare la legittima gioia. Le polemiche furono tuttavia cacciate dall'attentato di Agca contro Giovanni Paolo II. Sulla Capitale tornarono a volteggiare demoni e sospetti. La rete delle spie bulgare, gli uomini della Stasi dentro il Vaticano, il crescere dello scandalo legato al Banco Ambrosiano con il ruolo nebuloso di Marcinkus confermavano che nel nostro Paese si svolgeva la più calda delle guerre fredde.

Che al peggio non ci fosse una fine lo dimostravano il corpo di Calvi penzolante sotto il ponte dei Frati neri a Londra, le lettere di patronage concesse dallo Ior all'Ambrosiano, il coinvolgimento di Andreotti nel fallito salvataggio di Sindona: nel giugno '82 l'esistenza stessa della Repubblica veniva considerata a rischio. Dieci giorni dopo era però tutto dimenticato grazie al titolo mondiale vinto dall'Italia di Bearzot in Spagna.

Sembrava che niente e nessuno avrebbero potuto superare la felicità fanciullesca di piazza di Spagna, i bagni spensierati nella Fontana di Trevi. Invece era soltanto la prova generale in vista del secondo scudetto della Roma di Falcao, Pruzzo, Di Bartolomei, Conti, Nela, Vierchowod, Graziani. La cui eco, un mese più tardi, attutì il grido di dolore di una famiglia per il rapimento della figlia quindicenne, Emanuela Orlandi. Emanuela chi?
 

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Arbiter

02/07/2008

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