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l'Umbria Olii chiede 35 milioni

Morirono in un rogo, l'azienda chiede i danni

Una provocazione di pessimo gusto o un cinico svolgimento di carte legali? Difficile scegliere tra le due ipotesi se di mezzo ci sono quattro operai morti carbonizzati [...]

[...] nel rogo che provocò ingenti danni alla «Umbria Olii» il 25 novembre del 2006, a Campello sul Clitunno (Perugia). La notizia, comunque, è sconvolgente: l'azienda - colosso europeo della raffinazione di prodotti vegetali - ha chiesto ai familiari delle vittime una richiesta di risarcimento pari a 35 milioni di euro.
Prima di cercare di spiegare le motivazioni di un gesto così irriguardoso nei confronti delle famiglie degli operai, registriamo una dichiarazione: «È come se mio marito fosse morto un'altra volta...». A parlare, con lucida determinazione, è Morena Sabatini, vedova di Maurizio Manili, titolare della ditta di impiantistica deceduto insieme agli altri tre operai. La donna ha scelto di non commentare ulteriormente l'iniziativa della Umbria Olii, limitandosi a spiegare di essere «veramente indignata».


Dal canto suo, l'avvocato Sandro Parroni, che insieme al figlio Dino rappresenta la famiglia Manili e la società, sottolinea invece che la richiesta di risarcimento danni (che coinvolge anche l'assicurazione della ditta Manili) si basa su un accertamento tecnico svolto in sede civile «ancora sub judice». Infatti, per il 15 luglio è fissata un'udienza davanti al presidente del tribunale di Spoleto per decidere in merito ad alcune eccezioni degli stessi legali. Quattro giorni prima il gip di Spoleto dovrà decidere se rinviare a giudizio il titolare della Umbria Olii, Giorgio Del Papa, per omicidio colposo plurimo, disastro colposo, e violazioni a norme per la sicurezza del lavoro, con l'aggravante della colpa con previsione dell'evento.


Un procedimento dal quale l'azione civile «ha l'evidente finalità di distogliere l'attenzione» per gli avvocati Giovanni Bellini e Francesca Di Maolo legali della famiglia di Tullio Mottini, un altro dei operai morti a Campello. Secondo l'azienda, gli operai che il 25 novembre 2006 stavano lavorando all'installazione di una passerella per collegare due silos, avrebbero dovuto sapere che le fiamme ossidriche non potevano essere utilizzate per quell'intervento poiché nei silos saltati in aria c'era un pericoloso gas esplosivo (del tipo esano).
La criticabile richiesta di risarcimento è diventata pubblica proprio nel giorno in cui la ThyssenKrupp si è impegnata a versare complessivamente 12 milioni e 970.000 euro alle famiglie delle sette vittime del rogo di Torino.
 

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Marino Collacciani

01/07/2008










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