Una fazione dei servizi segreti italiani, favorevole allo scambio, avrebbe dovuto prelevare dalle prigioni alcuni Br che dovevano essere portati in un Paese arabo. A bordo di quel jet c'erano il colonnello Stefano Giovannone, uomo del Sismi legato a Moro, ed esponenti dell'Fplp, garantiti e sotto la protezione dello Stato italiano. È Ilich Ramirez Samchez, detto Carlos «lo sciacallo», a confermare questa notizia alla quale il capo terrorista aveva alluso, in maniera enigmatica, in un'intervista realizzata grazie alla collaborazione dell'avvocato difensore del capo terrorista Sandro Clementi che lo ha incontrato nel carcere parigino di Poissy.
In un primo momento le allusioni di Carlos erano state collegate alla missione che proprio la mattina del 9 maggio di trent'anni fa portò l'ammiraglio Fulvio Martini, all'epoca vice del Sismi, ad incontrare, nel carcere jugoslavo di Portorose, quattro capi della Raf.
Tutto invece saltò perché qualcuno a Roma seppe della cosa e intervenne a bloccare il tutto. Carlos aveva detto - nell'intervista rilasciata a «Il Tempo» - che c'erano «patrioti anti-Nato, compresi molti generali, che erano partiti per aspettare il rilascio del prigioniero e salvare la vita di Moro e l'indipendenza dell'Italia. Invece questi generali furono costretti alle dimissioni». Carlos, a trent'anni dai fatti, è tornato a chiarire la vicenda che poteva essere decisiva: «fu una conseguenza dei fascisti (Mussoliniani li definisce) che controllavano l'intelligence militare che aveva preparato delle operazioni per andare a prendere nelle carceri, di notte, alcuni brigatisti imprigionati. Credo che l'informazione sia arrivata ai servizi della Nato a Beirut e probabilmente per l'imprudenza di Bassam Abu Sharif (membro dell'ufficio politico dell'Olp)».
Una soffiata, dunque, rese possibile lo stop a quell'ultimo misterioso tentativo a cui hanno alluso, per decenni, esponenti socialisti e della Dc.
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29/06/2008