Ovviamente tutto dipende dall'autorizzazione che il Vaticano deve concedere in quanto la chiesa dove è sepolto il boss è considerata extraterritoriale. «La magistratura se vorrà - continua il legale della vedova di De Pedis Carla Di Giovanni e dei fratelli di Renatino, Marco e Luciano - potrà fare tutti gli accertamenti che riterrà necessari».
La tomba di De Pedis era stata tirata in ballo con due diverse telefonate, a distanza di un anno, alla trasmissione «Chi l'ha visto». Ora la voce di quelle telefonate sarà messa a confronto con la voce di «Mario» e «Pierluigi» i telefonisti che chiamarono, all'epoca della scomparsa di Emanuela, casa Orlandi. Costoro dettero indicazioni che consentirono di ritrovare a Fiumicino e nei pressi di Montecitorio dei documenti ricollegabili alla Orlandi. In particolare per quanto riguarda Fiumicino nella cappella dell'aeroporto furono ritrovati 3 fogli contenenti un messaggio mandato dalla ragazza ai genitori biglietto nel quale era scritto «non state in pensiero per me io sto bene». L'altro biglietto invece fu trovato nei pressi di piazza del Parlamento in un cestino dei rifiuti. Un'altra busta venne trovata nei pressi di via Porta Angelica. Altre telefonate arrivarono nell'estate a cominciare dal 6 luglio del 1983 a diversi organi di stampa. In questo la tecnologia oggi in dotazione della polizia scientifica potrebbe aiutare a identificare il telefonista. E così è tornato davanti ai magistrati anche Massimo Carminati, ex terrorista dei Nar e molto vicino alla Banda della Magliana. Ora in libertà Carminati ha spiegato agli inquirenti di «escludere la fondatezza» del racconto della Minardi. «Non penso che De Pedis c'entri con questa storia» ha messo a verbale Carminati.
Un altro accertamento sarà fatto per datare la costruzione del muro che celava il bagno del cunicolo della casa di via Pignatelli 11 nel quartiere di Monteverde a Roma. Casa acquistata nel 1980 da Daniela Mobili compagna del boss della Magliana Danilo Abbruciati. Danilo Abbruciati fu ucciso a Milano nel 1982 da una guardia del corpo di Roberto Rosone, vicepresidente del Banco Ambrosiano, durante il fallito attentato al banchiere. L'appartamento di Monteverde fu pagato poco meno di 30 milioni di lire e la Mobili sostiene di non avervi abitato. Sicuramente mai nel 1983: «Dal 1982 al 1984 ero in carcere, con il sequestro di Emanuele Orlandi non c'entro nulla» ha precisato la Mobili che è abita ancora nello stesso quartiere.
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28/06/2008