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Rivelazione

Così ha confessato la mente dell'11/9

Torturato a più riprese. Trasferito da un prigione all'altra. Non ha mai parlato. I funzionari della Cia ricordano che dopo 100 sessioni di waterboarding, la tecnica di anngemento, e di scosse elettriche, Khalid Sheik Mohammed, il regista dell'Attacco all'America dell'11 settembre, aveva rivelato solo «dettagli senza importanza».

La tortura non funzionava con l'uomo che aveva progettato il micidiale attacco terroristico agli Stati Uniti d'America. Le sue responsabilità era state rivelate da un altro operativo di Al Qaeda. Il palestinese Abu Zubayda che dopo la cattura a Feisalabad in Pakistan aveva fatto il nome di Khalid Mohammed. Anche Zubayda, ferito durante la cattura e anche lui segregato in un «black site», un buco nero come la Cia chiama le prigioni segrete sparse per il mondo. Zubayda in Thailandia rivela a un funzionario dell'intelligence americana, Deuce Martinez, i nomi degli operativi di Al Qaeda e gli fornisce anche le coordinate per prendere Khalid Mohammed. Questi viene scovato a Rawalpindi in Pakistan e catturato giusto un anno dopo l'arresto di Zubayda, il 1° marzo 2003. Il terrorista finisce prima a Bagram, in Afghanistan poi in Polonia. Nella base di Szymany, a 120 chilometri da Varsavia. La scelta è dettata dal fatto che in Polonia non sono segnalati gruppi o persone riconducibili all'estremismo islamico.


Il terrorista è stato sottoposto a interrogatori duri con metodi di tortura che ha rischiato di comprometterne anche la vita. Alla fine all'incirca un anno e mezzo fa l'incarico di condurre gli interrogatori è stato affidato a Deuce Martinez. Figlio di uno specialista in comunicazioni sempre della Cia, ha lavorato nella antidroga prima di diventare un esperto in interrogatori per conto della «Company». Martinez non fa uso di metodi di tortura. Approffitta del fatto di essere coetaneo di Khalid Mohammed e che hanno studiato entrambi in un'università pubblica degli Stati Uniti per entrare in confidenza. Infatti Khalid Mohammed si è laureato in ingegneria in North Caroline. Entrambi molto religiosi così, tra Martinez e Khalid iniziano lunghe conversazioni sull'Islam e il Cristianesimo. A un certo punto Khalid Mohammed inizia a scrivere lettere a Bush e alla Croce Rossa. Poi un giorno consegna un foglio con una poesia scritta da lui in un inglese sgrammatico dedicata alla moglie di Martinez. Un atto di rispetto. L'inizio della confessione.


A questo punto Khalid Sheikh Mohammed confessa. dapprima l'omicidio del giornalista David Pearl. «Con la mia mano destra santa ho tagliato la gola all'infedele», ha raccontato. Poi ha ammesso: «Sono stato il capo operativo per conto dello sceicco Osama Bin Laden nella organizzazione, nella progettazione e della messa in atto dell'operazione 11 settembre. Sono stato il comandante operativo di tutte le operazioni all'estero che ci sono state nel mondo su indicazione dello sceicco Osama Bin Laden e del dottor Ayman al Zawahiri». Khalid Mohammed ha detto a Martinez: «Non sono contento che 3000 persone sono state uccise in America. Non mi piace uccidere ragazzi e bambini. Ma la guerra fa le sue vittime». Poi si è assunto la responsabilità dell'attentato al World Trade Center nel 1993 messo in atto dal nipote Ramzi Yousef. E ancora le bombe di Bali nel 2002. Ha negato però responsabilità nel fallito attentato a Giovanni Poalo II a Manila: «Non sono il responsabile. Ma lo condivido» la secca risposta.

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Maurizio Piccirilli

23/06/2008










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