In realtà quello che é in gioco é il ruolo complessivo dell' Iran e il suo gruppo dirigente intendono svolgere rispetto all'intera regione mediorientale ed il non dissimulato obiettivo di svolgere l'attuale ruolo in una funzione chiaramente egemonica.
Tenendo conto delle molte tensioni esistenti in tale cruciale regione, nonché del rilievo che la regione medesima riveste rispetto al fondamentale dossier dell'energia, nonché della fisionomia complessiva che dal 1979 ha assunto la teocrazia iraniana, ovviamente tale ambizione del regime dei Mullah non fa dormire sonni tranquilli né ai principali attori della regione né alle principali potenze del mondo occidentale.
Non é un caso che le relazioni tra gli Stati Uniti e l'Iran sono praticamente interrotte da quasi 30 anni, e che in Medio Oriente la preoccupazione iraniana unisce sia Israele che l'Arabia Saudita.
Non ha ovviamente aiutato in questo contesto la veemente retorica anti israeliana adottata, fin dal momento della sua elezione dal Presidente Almadinejad.
In questa situazione la possibilità dell'Iran possa dotarsi dell'arma atomica é ritenuta inaccettabile praticamente da tutti gli altri soggetti interessati.
La questione che si pone a questo punto é se esista una modalità d'azione a disposizione della comunità Internazionale diversa dall'intervento militare al fine di rendere certo il risultato di impedire all'Iran di dotarsi di ordigni nucleari.
Dopo anni di schermaglie diplomatiche risultate sostanzialmente inefficaci, l'ultimo passo compiuto da Solana per conto dell'Unione Europea, nonché dei membri permanenti del Consiglio di Sicurezza, rischia, nel caso di un rifiuto iraniano, di avere come conseguenza non solo l'adozione di misure d'embargo economico ormai già praticamente concordate ma di riproporre, sia in Medio Oriente e negli Stati Uniti la questione di un possibile intervento militare.
Naturalmente non possono sfuggire a nessuno le conseguenze drammatiche che deriverebbero da un'escalation in questa direzione: conseguenze drammatiche per l'intera economia mondiale già alle prese con le difficoltà relative ad un petrolio il cui prezzo ha raggiunto i 140 dollari al barile; conseguenze drammatiche per il Medio Oriente per il quale il rischio dello scivolamento in un conflitto generalizzato diventerebbe certezza e quindi inevitabilmente conseguenze drammatiche per i Paesi europei e mediterranei come il nostro che finirebbero per trovarsi nell'occhio del ciclone.
Ecco perché si giustifica l'attenzione che il nostro governo sta ponendo rispetto a tale problema ed il fatto che giustamente il Ministro Frattini si preoccupi del merito della questione rispetto al problema pure importante dello status del nostro Paese rispetto alla composizione del Gruppo dei 5 + 1.
Non possiamo pero' considerare sufficiente la disponibilità dichiarata a partecipare all'adozione ed all'implementazione di misure di embargo piu' rigide ed efficaci, le quali pure non sarebbero irrilevanti per un Paese come il nostro caratterizzato da relazioni economiche non secondarie con l'Iran.
Dobbiamo impegnarci nel contribuire a mettere a punto iniziative sul terreno dell'uso del soft power (visto che il ricorso all'hard power militare avrebbe anche per noi conseguenze drammatiche) capaci di esercitare una pressione ancora più efficace delle misure di carattere economico e ciò inevitabilmente ci deve spingere ad esplorare le possibilità offerte da una strategia politico diplomatica a doppia traccia composta cioè da un misto di incentivi e disincentivi: gli incentivi essendo rappresentati da un percorso che consenta al regime iraniano di essere riammesso nella Comunità internazionale senza minacce neppure velate di "regime change" e i disincentivi essendo rappresentati da un rilancio dell'iniziativa politica rispetto ai problemi aperti nel Medio Oriente ( Stato Palestinese, Libano, Golan, Iraq) capace di ridurre l'influenza iraniana ed in qualche modo di indebolire alcuni rapporti che fino ad oggi gli hanno permesso di giocare a proprio piacimento un ruolo decisivo.
In un momento caratterizzato da una forte debolezza americana tocca all'Europa, e quindi anche all'Italia prendere l'iniziativa onde evitare che la situazione si deteriori fino ad un punto di non ritorno.
Quello che sappiamo della situazione interna iraniana ci deve far pensare che non é impossibile che un'iniziativa efficace ed intelligente non possa non avere effetto.
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20/06/2008