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Natalia Poggi n.poggi@iltempo.it Al capezzale ...

Natalia Poggi
n.poggi@iltempo.it
Al capezzale dell'università italiana c'è un ministro non ancora quarantenne, Mariastella Gelmini, che ieri in Commissione Cultura alla Camera nell'illustrare le linee programmatiche dei settore ha messo subito il dito nella piaga: in Italia solo il 15% dei dirigenti, l'8% dei professori associati e l'1% dei professori ordinari ha meno di 40 anni.

In compenso a fronte di 38.000 professori ci sono 23.000 ricercatori (sempre pochi: 16 per 100.000 abitanti contro i 50 della media europea) mal pagati, sfruttati e demotivati. La formazione post laurea (dottorati e master) è, poi, una specie di parcheggio da cui pescare mano d'opera accademica a basso costo. In cinque anni, promessa di ministro, i ricercatori saranno vicini alla media europea. Inoltre è previsto un ricambio del 47% del corpo docente. «Occorre investire risorse perchè i ricercatori italiani siano in numero maggiore e siano meglio pagati» ha spiegato Gelmini annunciando che «in questi giorni è stato reso operante l'emendamento del sen. Valditara che prevede un aumento di 240 euro mensili per la borsa di dottorato».
Altra nebulosa accademica è il sistema di reclutamento. «Procedure più snelle che assicurino maritocrazia e autonomia agli Atenei» conferma la Gelmini. Si stileranno liste di idonei individuati tramite regole di valutazione e il riconoscimento dei titoli internazionali. «Sarà un sistema di reclutamento in due fasi - spiega la Gelmini - attribuzione dell'idoneità su scala nazionale e scelta responsabile del docente da parte del singolo ateneo e si richiama all'impostazione della riforma di Letizia Moratti». Nella Finanziaria 2007 è stato previsto un fondo di 40 milioni di euro per il 2008 e 80 per il 2009. Il provvedimento è subordinato all'emanazione di un regolamento ancora inesistente. «Poichè i bandi devono essere emanati entro giugno 2008 - ha detto il ministro - stiamo intervenendo per scongiurare l'eventualità di bloccare l'accesso alla carriera accademica di tanti giovani e di lasciare i fondi congelati». Inoltre saranno prolungati al 30 novembre i bandi di concorsi per ordinario e associato. Sul fronte valutazione: bisogna legare i finanziamenti pubblici ai risultati ottenuti dai singoli atenei ma l'Anvur, l'Agenzia nazionale di valutazione è un sistema che non va.
Altro nodo cruciale: la ricerca italiana alla canna del gas. La percentuale di investimento in Italia è pari all'1.09% rispetto al Pil contro una media Ocse del 2,26%. La percentuale di incremento annuo è del 2,70%. In Grecia è del 16,70%. In Estonia del 13%. Un lento suicidio: praticamente siamo fuori dalla competizione europea. Più risorse e, soprattutto, soldi spesi meglio. Va incentivato pure il finanziamento privato.
Studenti, è il vostro momento: al via un monitoraggio del «3+2» per verificare l'opportunità di migliorare il sistema perchè in Italia ci sono troppi corsi di laurea (3200 contro gli 800 di media europei). Atenei non come esamifici ma organismi vitali, di comunità, cultura, studio, ricerca. La sede del ministero all'Eur sarà aperta ai giovani «perchè vogliamo investire sui giovani talenti. Bisogna trasformare il cilindro in piramide».Tre gli imperativi categorici: autonomia (o meglio governance), merito, valutazione.

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18/06/2008










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