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La Cassazione

«Sì alle telecamere per smascherare i vicini molesti»

Se un vicino installa una telecamera a circuito chiuso per «vigilare» sulle aree «pubbliche» intorno alla sua proprietà, lo può fare e le immagini registrate potranno essere utilizzate in procedimenti contro eventuali danni vandalici.

Ma attenzione: non potrà essere violata la «sfera di privata dimora di un singolo soggetto», l'area sottoposta a videosorveglianza dovrà poter essere utilizzata da un numero «indifferenziato di persone», come possono essere le aree comuni di un condomino, i cortili delle abitazioni, gli accessi di un garage. Esclusi anche ambiti particolari, come i bagni pubblici.
È la Cassazione che ricorda gli ambiti dell'utilizzo dei sempre più frequenti mezzi di difesa tecnologici, composto da un «occhio video» sempre vigile. Ma gli «ermellini» della quinta sezione penale hanno anche ribadito nella sentenza 22602 del 14 maggio 2008 quei divieti di intrusione nella vita privata di un singolo cittadino.
Il pronunciamento dalla Corte di Cassazione prende spunto da un caso esaminato dal tribunale del riesame di Reggio Calabria in un vicenda che ha visto un uomo accusato di essere una staffetta di un clan calabrese. Alla base delle accuse anche le riprese di una telecamera nel cortile della casa dell'uomo, immagini che al pari di quelle della porta di casa, della cassetta delle posta o dell'ingresso del garage, possono essere utilizzate in quanto legittime.

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15/06/2008










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