Ora, si troverà qualche altra finta ragione che ha
motivato il 60% degli elettori irlandesi a non votare e i
quartieri operai di Dublino a votare in massa contro il
Trattato. Morta la Convenzione, morto il Trattato light che
la doveva sostituire, non resta molto alla fantasia dei
governi europei costretti a prendere atto, che l'Europa
politica non sa costruirsi e che quindi la troppo forte
Europa monetaria è priva di guida. Il tutto, si badi bene,
nel giorno in cui il ministro degli Esteri dell'Ue, Javier
Solana, atterra a Teheran per tentare l'ennesima mediazione
sul nucleare. Ahmadinejad già si è sempre preso beffe di
lui e delle sue proposte, ma ora si possono ben immaginare
i frizzi e i lazzi degli ayatollah e dei pasdaran a fronte
del rappresentante di… un totale nulla politico. In realtà,
questi continui, frustranti, fallimenti hanno una chiara
origine e una data chiave: novembre 2001, vertice Ue di
Nizza. Allora, Romano Prodi, presidente della Commissione,
Jacques Chirac, Gherard Schroeder e Giuliano Amato imposero
una soluzione tipica della logica di quel che si chiamava
"asse franco-tedesco: immediato allargamento dell'Ue ai 25
e rinvio, a dopo l'allargamento, dell'unificazione
politica. Chi allora, come l'ex ministro degli Esteri
Antonio Martino, suggeriva prudenza, chi proponeva che i
paesi fondatori elaborassero le linee guida
dell'unificazione e che solo in un secondo momento si
avviasse l'allargamento, veniva svillaneggiato quale
euroscettico, quando andava bene. La ragione di quella
fretta la si vide ben presto, quando nel 2003 Chirac
apostrofò con un cafone "Ils auraient fait mieux a se
taire" (avrebbero fatto meglio a tacere), proprio quei
paesi nuovi arrivati dall'Est che avevano mandato a carte
48 questo suo disegno e si erano schierati con Berlusconi,
Aznar e Blair a fianco degli Usa sull'Iraq. Avevano cioè
osato disobbedire alla scelta antiamericana del "asse
franco tedesco". Quell'allargamento troppo precipitoso,
aveva infatti avuto nelle intenzioni di Prodi, Chirac e
Schroeder, lo scopo precipuo di costruire una grande "massa
critica" da egemonizzare e da contrapporre agli Usa. E'
stata una follia, come si vede, e quel disegno era tanto
velleitario che uno dopo l'altro quei tre leader gli hanno
sacrificato anche le loro leadership nazionali (a partire
da Schroeder, il primo cancelliere antiatlantico della
Germania, per finire con Prodi). Il vero disastro, però, è
che questa caotica fragilità politica partorita da tali
apprendisti stregoni, sta minando oggi anche la solidità
del successo dell'unificazione monetaria. Oggi, infatti,
gli Usa stanno scaricando sull'euro sopravalutato le loro
difficoltà economiche e l'Ue, gigante economico, nano
politico, non sa da dove iniziare per reagire.
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14/06/2008