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Può essere un caso che ogni volta che si tenta una ...

Può essere un caso che ogni volta che si tenta una unificazione politica dell'Europa, un referendum popolare la faccia saltare in aria? No, ovviamente. Nel 2005 si disse , che la colpa era stata tutta della paura dell'idraulico polacco, efficace icona mediatica del fronte del No.

Ora, si troverà qualche altra finta ragione che ha motivato il 60% degli elettori irlandesi a non votare e i quartieri operai di Dublino a votare in massa contro il Trattato. Morta la Convenzione, morto il Trattato light che la doveva sostituire, non resta molto alla fantasia dei governi europei costretti a prendere atto, che l'Europa politica non sa costruirsi e che quindi la troppo forte Europa monetaria è priva di guida. Il tutto, si badi bene, nel giorno in cui il ministro degli Esteri dell'Ue, Javier Solana, atterra a Teheran per tentare l'ennesima mediazione sul nucleare. Ahmadinejad già si è sempre preso beffe di lui e delle sue proposte, ma ora si possono ben immaginare i frizzi e i lazzi degli ayatollah e dei pasdaran a fronte del rappresentante di… un totale nulla politico. In realtà, questi continui, frustranti, fallimenti hanno una chiara origine e una data chiave: novembre 2001, vertice Ue di Nizza. Allora, Romano Prodi, presidente della Commissione, Jacques Chirac, Gherard Schroeder e Giuliano Amato imposero una soluzione tipica della logica di quel che si chiamava "asse franco-tedesco: immediato allargamento dell'Ue ai 25 e rinvio, a dopo l'allargamento, dell'unificazione politica. Chi allora, come l'ex ministro degli Esteri Antonio Martino, suggeriva prudenza, chi proponeva che i paesi fondatori elaborassero le linee guida dell'unificazione e che solo in un secondo momento si avviasse l'allargamento, veniva svillaneggiato quale euroscettico, quando andava bene. La ragione di quella fretta la si vide ben presto, quando nel 2003 Chirac apostrofò con un cafone "Ils auraient fait mieux a se taire" (avrebbero fatto meglio a tacere), proprio quei paesi nuovi arrivati dall'Est che avevano mandato a carte 48 questo suo disegno e si erano schierati con Berlusconi, Aznar e Blair a fianco degli Usa sull'Iraq. Avevano cioè osato disobbedire alla scelta antiamericana del "asse franco tedesco". Quell'allargamento troppo precipitoso, aveva infatti avuto nelle intenzioni di Prodi, Chirac e Schroeder, lo scopo precipuo di costruire una grande "massa critica" da egemonizzare e da contrapporre agli Usa. E' stata una follia, come si vede, e quel disegno era tanto velleitario che uno dopo l'altro quei tre leader gli hanno sacrificato anche le loro leadership nazionali (a partire da Schroeder, il primo cancelliere antiatlantico della Germania, per finire con Prodi). Il vero disastro, però, è che questa caotica fragilità politica partorita da tali apprendisti stregoni, sta minando oggi anche la solidità del successo dell'unificazione monetaria. Oggi, infatti, gli Usa stanno scaricando sull'euro sopravalutato le loro difficoltà economiche e l'Ue, gigante economico, nano politico, non sa da dove iniziare per reagire.

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14/06/2008










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