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l'intervista

Tomassini (Pdl): "Ora riformiamo la sanità. I controlli a un'agenzia terza"

«Riformiamo la nostra sanità». Il caso esploso a Milano sui medici della clinica Santa Rita, potrebbe diventare il pretesto per provare a cambiare il sistema.

Antonio Tomassini, senatore del Pdl e presidente della commissione Igiene e Sanità, non vuole lanciare eccessivi allarmi sulla vicenda del capoluogo lombardo, ma provare a rivedere la sanità per aumentarne l'efficienza e il controllo.
Senatore Tomassini, quello che è successo nella clinica Santa Rita è un fenomeno isolato?


«Chiaramente i fatti lasciano inorriditi sia gli esperti, quelli che nel sistema ci sono dentro, sia i cittadini. Diciamo però da subito che quel che è successo riguarda determinate e singole persone, di conseguenza non andrei a criticare un sistema che, analizzato in modo globale, è da considerarsi buono. Non dimentichiamo che il nostro è il secondo al mondo. Io ho il fascicolo della vicenda, ma è stato secretato per inchiesta dei magistrati. La commissione era a conoscenza di tutto quello che stava succedendo già da settembre scorso, fino a quando abbiamo dovuto interrompere l'attività per conclusione della legislatura. In Italia ci potrebbero essere casi analoghi a Santa Rita, ma bisognerebbe fare i complimenti alla Lombardia per i suoi controlli, rispetto ad altre regioni».


Allora cos'è che non funziona?


«È indubbio che c'è una grossa disparità regionale, oltre a un problema di controlli che sono insufficienti. È singolare, poi, che ciò succede nellle regioni più virtuose. Il brutto della vicenda è che ha fatto nascere la solita polemica tra pubblico e privato».


Come giudica il sistema di controlli nella sanità italiana?


«Io credo che il controllo debba essere affidato a un'agenzia, a una società esterna. Perché se c'è solamente lo Stato a garantire tutti i servizi, dal primo all'ultimo, è chiaro che diventa più difficile ottenere in modo costante un sistema sanitario buono. Quindi, credo ci vorrebbe un forma di controllo indipendente».


Cosa sta proponendo?


«Una riforma del sistema sanitario sono convinto che deve essere fatta in Italia».


Da dove iniziamo?


«La riforma dovrà perseguire due obiettivi, principalmente. Fornire il massimo della sussidiarietà, prima di tutto. Inoltre deve dare alle Regioni autonomia legislativa organizzativa. Così ogni Regione avrà la possibilità di adattarsi alle proprie esigenze, di cucirsi l'abito su misura. Ma in questo sistema lo Stato non dovrà essere assente. Dovrà essere in ogni modo forte e centrale la sua presenza per fissare le regole e fungere da controllore. Il potere dello Stato dovrà essere di indirizzo e di programmazione. Proporrò un'agenzia terza che regoli la domanda e controlli l'appropriatezza degli atti dei medici. Così avremo un sistema migliore».


Quali sono le basi per migliorare la sanità?


«Dobbiamo rivedere i poteri legislativi concorrenti tra Stato e Regioni».


C'è altro?


«C'è bisogno di uno sforzo nazionale per risollevare le cinque regioni non virtuose: Lazio, Campania, Abruzzo, Sardegna e Sicilia. È una condizione necessaria, o rischiamo che anche le altre regioni verranno risucchiate».


Intanto i medici del Santa Rita sono stati sospesi dal loro Ordine. È d'accordo?


«Guardi, io sono un garantista e fino al giudizio non faccio il tifo per un intervento. Ma in quel caso specifico era stato sospeso l'accreditamento e ripristinato dopo la sospensione dal servizio di quei medici. Quindi bisogna essere chiari e dire che c'era già un'anomalia. E il provvedimento dell'Ordine diventa doveroso».
 

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Fabio Perugia

12/06/2008










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