L'attacco
è stato a tutto campo, con una prima bordata densa di nere
premonizioni: «Per i mercati finanziari globali il 2007 è
stato uno dei più pesanti degli ultimi decenni, la crisi
più profonda dalla grande depressione degli anni '30. È
dovuta alla sottovalutazione dei rischi da parte delle
grandi compagnie e dalla politica aggressiva della maggiore
economia mondiale», quella degli Usa appunto. Che a ben
guardare, per il nuovo leader del Cremlino, non è affatto
solida: il «ruolo formale» di Washington nel sistema
economico mondiale «non corrisponde alle sue reali
possibilità, e questa è un'altra causa della crisi
corrente». Si rischia di tornare «al periodo più nero della
storia mondiale, quando per alcuni anni certi paesi avevano
un tasso di crescita del meno 5%». E la mazzata non
colpisce solo le solite nazioni in via di sviluppo, ma
porta un impoverimento generale «anche nei paesi ricchi».
Poi Medvedev ha parlato della crescita mondiale dei
prezzi dei generi alimentari, per la quale vorrebbe un
coinvolgimento più incisivo dell'Onu: anche lì c'è lo
zampino degli Usa e il loro sempre più massiccio ricorso
alle bioenergie, che tolgono i prodotti al mercato
tradizionale. «Le limitazioni all'export e il ricorso a ogm
possono stabilizzare nel breve periodo la situazione sui
mercati interni, ma a lungo termine rafforzano solo i
fenomeni mondiali di crisi». Contrapposta al corso
«egoista» dei paesi protezionisti, la Russia si offre come
partner per azioni comuni volte a superare la carenza
alimentare dando la precedenza, in materia di energie
alternative, a idroelettrico e nucleare.
Medvedev è
stato molto diretto nell'indicare la strada: la Russia
vuole un ruolo di primo piano nell'economia globale, «non
per ambizioni imperialistiche, ma perchè abbiamo le risorse
e le capacità reali». IL presidente vuol tenere entro
l'anno in Russia una conferenza internazionale con le
maggiori compagnie finanziarie e i migliori esperti, che
potrebbe diventare un appuntamento permanente. Se il
predecessore Putin aveva messo l'accento sui muscoli
bellici della nuova Russia, Medvedev preferisce esibire
quelli economici. Che non sono da poco, visto l'8,1% di
crescita del pil nel 2007, e previsioni che parlano di una
crescita attorno all'8%.
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08/06/2008