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Per Medvedev si rischia di tornare al periodo più nero della storia globale

Crisi mondiale? Colpa degli Usa

MOSCA Gli Stati Uniti si sono arrogati un ruolo nel sistema economico mondiale che non corrisponde alle loro reali possibilità, e sono fra i primi responsabili della crisi globale in corso: il nuovo presidente russo Dmitri Medvedev ha aperto ieri il Forum economico internazionale di San Pietroburgo con una dura requisitoria contro la «politica aggressiva» e il «protezionismo» di Washington, proponendo nel contempo il suo paese come attore di primo piano sui mercati finanziari internazionali.


L'attacco è stato a tutto campo, con una prima bordata densa di nere premonizioni: «Per i mercati finanziari globali il 2007 è stato uno dei più pesanti degli ultimi decenni, la crisi più profonda dalla grande depressione degli anni '30. È dovuta alla sottovalutazione dei rischi da parte delle grandi compagnie e dalla politica aggressiva della maggiore economia mondiale», quella degli Usa appunto. Che a ben guardare, per il nuovo leader del Cremlino, non è affatto solida: il «ruolo formale» di Washington nel sistema economico mondiale «non corrisponde alle sue reali possibilità, e questa è un'altra causa della crisi corrente». Si rischia di tornare «al periodo più nero della storia mondiale, quando per alcuni anni certi paesi avevano un tasso di crescita del meno 5%». E la mazzata non colpisce solo le solite nazioni in via di sviluppo, ma porta un impoverimento generale «anche nei paesi ricchi».
Poi Medvedev ha parlato della crescita mondiale dei prezzi dei generi alimentari, per la quale vorrebbe un coinvolgimento più incisivo dell'Onu: anche lì c'è lo zampino degli Usa e il loro sempre più massiccio ricorso alle bioenergie, che tolgono i prodotti al mercato tradizionale. «Le limitazioni all'export e il ricorso a ogm possono stabilizzare nel breve periodo la situazione sui mercati interni, ma a lungo termine rafforzano solo i fenomeni mondiali di crisi». Contrapposta al corso «egoista» dei paesi protezionisti, la Russia si offre come partner per azioni comuni volte a superare la carenza alimentare dando la precedenza, in materia di energie alternative, a idroelettrico e nucleare.
Medvedev è stato molto diretto nell'indicare la strada: la Russia vuole un ruolo di primo piano nell'economia globale, «non per ambizioni imperialistiche, ma perchè abbiamo le risorse e le capacità reali». IL presidente vuol tenere entro l'anno in Russia una conferenza internazionale con le maggiori compagnie finanziarie e i migliori esperti, che potrebbe diventare un appuntamento permanente. Se il predecessore Putin aveva messo l'accento sui muscoli bellici della nuova Russia, Medvedev preferisce esibire quelli economici. Che non sono da poco, visto l'8,1% di crescita del pil nel 2007, e previsioni che parlano di una crescita attorno all'8%.

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08/06/2008










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