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Maurizio Piccirilli m.piccirilli@iltempo.it Dopo il ...

Maurizio Piccirilli
m.piccirilli@iltempo.it
Dopo il j'accuse del capo della Polizia, prefetto Antonio Manganelli, sull'impossibilità di arginare l'immigrazione clandestina interviene Alfredo Mantovano, magistrato e sottosegretario all'Interno.


«Ciò che ha detto il prefetto Manganelli lo conoscevamo già. Era argomento della nostra opposizione nella passata legislatura. È stato tema della campagna elettorale del Pdl. Fa parte del programma di governo. Negli ultimi due anni c'è stato un taglio netto per i fondi per la sicurezza, non per necessità ma per scelta ideologica. Questo ha comportato la chiusura di tre Cpt e gli altri hanno funzionato a ritmo ridotto. Quasi inesistenti le espulsioni. Quello che ha detto Manganelli è lo stato di fatto da cui partire».
Il capo della polizia ha sottolineato la necessità che ci sia certezza della pena. Anche se blanda...
«Non è nella prima disposizione del pacchetto sicurezza ma è certamente nel programma del Pdl. Il concetto è che più si commettono reati tanto meno si potrà fruire dei benefici: permessi premio, condoni e quant'altro. Tutto questo è in linea con la tendenza rieducativa della pena senza le strumentalizzazioni dei benefici carcerari».
Ci sarà una revisione della Gozzini?
«Diciamo di sì. Non l'eliminazione secca ma certamente una rimodulazione della stessa sul concetto che prima ho espresso. I benefici non posono essere espedienti per uscire dal carcere e riprendere a delinquere».
Uno dei problemi nel contrasto dell'immigrazione clandestina è l'identificazione degli stranieri...
«Si devono, come abbiamo fatto negli scorsi cinque anni di governo Berlusconi, intensificare i rapporti con i Paesi di origine e transito degli immigrati perchè essi abbiano l'interesse nel collaborare per avere quote privilegiate di ingresso in cambio della disponibilità al ricoscimento dei clandestini. L'aumento dei giorni di permanenza nei Cpt come inserito nel pacchetto sicurezza in accordo con normative europee consente di aumentare le possibilità di identificazione».
Tra le questioni legate all'immigrazione c'è il problema rom sfociati negli episodi di intolleranza di Ponticelli.
«Come dimostrano i numeri e la realtà sociologica questa è un etnia connessa con un certo tipo di reati. Furti, rapine per arrivare, come nel caso di Ponticelli, anche al sequestro di persona. Dobbiamo stabilire alcune priorità: primo che esiste una linea di confine netta tra delinquenti e onesti. Poi si deve avere titolo per risiedere in Italia se non lo si possiede si deve essere espulsi. I rom comunitari devono rispettare le regole imposte dall'Europa: fonti di reddito lecito e residenza. I rom che non rispettano queste regole vanno allontanati. Per affrontare questo tipo di problema il governo ha deciso di nominare i Commissari di governo per i rom. Per ora sono previsti Commissari a Milano, Napoli e Roma. Queste figure avranno competenza su base regionale così da poter individuare le aree da attrezzare e garantire il dovuto decoro».
In questi ultimi tempi però ci sono stati diversi episodi di intolleranza...
«Il tasso di intolleranza esiste nelle grandi città dove maggiore è il senso di insicurezza. Il maggior rigore di cui il governo si fa portatore aiuterà a sfumare questi sentimenti».
Il prefetto Manganelli ha puntato il dito anche sui tempi della giustizia. Troppo lunghi...
«È vero. La lungaggine dei processi ha riflessi immediati sulla sicurezza. È un obiettivo che ci siamo fissati. Nell'immediato confidiamo nell'Autorità giudiziaria per razionalizzare il lavoro degli uffici. Abbiamo una legislatura per affrontare questi temi».
Garantire sicurezza è l'impegno del governo. Ma i soldi per i poliziotti?
«Abbiamo ereditato una situzione pesantissima. Anche nel contratto firmato è stato tralasciato l'aspetto economico. Il principio da stabilire è che le forze dell'ordine vanno retribuite per quello che fanno e rischiano. Sugli straordinari stiamo studiando una formula per garantire a tutti un'equa detassazione sia per chi lavora su strada e sia per coloro lavorano in ufficio, penso a chi segue le intercettazioni di mafiosi e terroristi per esempio. Gli straordinari poi vanno pagati per intero non come adesso».
E l'inserimento dei volontari in ferma breve che hanno vinto il concorso per la polizia?
«Abbiamo iniziato adesso e ci sono molte voci in sospeso. Abbiamo già chiesto una ricognizione di questi temi per non sprecare la formazione già realizzata di questi giovani».
Di questi tempi si parla tanto di ronde. La sua opinione in proposito?
«È una delle risposte alla domanda di sicurezza ma non mi piace parlare di ronde. Non ci può essere una strumentalizzazione politica per un tema così delicato. Non trovo però scandaloso che associazioni di volontari, carabinieri in congedo, i nonni che fanno vigilanza davanti le scuole, contribuiscano con la propria esperienza ma senza etichette politiche a mantenere un livello di sicurezza nelle città».

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31/05/2008










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