«Ciò che ha detto il
prefetto Manganelli lo conoscevamo già. Era argomento della
nostra opposizione nella passata legislatura. È stato tema
della campagna elettorale del Pdl. Fa parte del programma
di governo. Negli ultimi due anni c'è stato un taglio netto
per i fondi per la sicurezza, non per necessità ma per
scelta ideologica. Questo ha comportato la chiusura di tre
Cpt e gli altri hanno funzionato a ritmo ridotto. Quasi
inesistenti le espulsioni. Quello che ha detto Manganelli è
lo stato di fatto da cui partire».
Il capo della
polizia ha sottolineato la necessità che ci sia certezza
della pena. Anche se blanda...
«Non è nella prima
disposizione del pacchetto sicurezza ma è certamente nel
programma del Pdl. Il concetto è che più si commettono
reati tanto meno si potrà fruire dei benefici: permessi
premio, condoni e quant'altro. Tutto questo è in linea con
la tendenza rieducativa della pena senza le
strumentalizzazioni dei benefici carcerari».
Ci sarà
una revisione della Gozzini?
«Diciamo di sì. Non
l'eliminazione secca ma certamente una rimodulazione della
stessa sul concetto che prima ho espresso. I benefici non
posono essere espedienti per uscire dal carcere e
riprendere a delinquere».
Uno dei problemi nel
contrasto dell'immigrazione clandestina è l'identificazione
degli stranieri...
«Si devono, come abbiamo fatto negli
scorsi cinque anni di governo Berlusconi, intensificare i
rapporti con i Paesi di origine e transito degli immigrati
perchè essi abbiano l'interesse nel collaborare per avere
quote privilegiate di ingresso in cambio della
disponibilità al ricoscimento dei clandestini. L'aumento
dei giorni di permanenza nei Cpt come inserito nel
pacchetto sicurezza in accordo con normative europee
consente di aumentare le possibilità di identificazione».
Tra le questioni legate all'immigrazione c'è il
problema rom sfociati negli episodi di intolleranza di
Ponticelli.
«Come dimostrano i numeri e la realtà
sociologica questa è un etnia connessa con un certo tipo di
reati. Furti, rapine per arrivare, come nel caso di
Ponticelli, anche al sequestro di persona. Dobbiamo
stabilire alcune priorità: primo che esiste una linea di
confine netta tra delinquenti e onesti. Poi si deve avere
titolo per risiedere in Italia se non lo si possiede si
deve essere espulsi. I rom comunitari devono rispettare le
regole imposte dall'Europa: fonti di reddito lecito e
residenza. I rom che non rispettano queste regole vanno
allontanati. Per affrontare questo tipo di problema il
governo ha deciso di nominare i Commissari di governo per i
rom. Per ora sono previsti Commissari a Milano, Napoli e
Roma. Queste figure avranno competenza su base regionale
così da poter individuare le aree da attrezzare e garantire
il dovuto decoro».
In questi ultimi tempi però ci sono
stati diversi episodi di intolleranza...
«Il tasso di
intolleranza esiste nelle grandi città dove maggiore è il
senso di insicurezza. Il maggior rigore di cui il governo
si fa portatore aiuterà a sfumare questi sentimenti».
Il prefetto Manganelli ha puntato il dito anche sui
tempi della giustizia. Troppo lunghi...
«È vero. La
lungaggine dei processi ha riflessi immediati sulla
sicurezza. È un obiettivo che ci siamo fissati.
Nell'immediato confidiamo nell'Autorità giudiziaria per
razionalizzare il lavoro degli uffici. Abbiamo una
legislatura per affrontare questi temi».
Garantire
sicurezza è l'impegno del governo. Ma i soldi per i
poliziotti?
«Abbiamo ereditato una situzione
pesantissima. Anche nel contratto firmato è stato
tralasciato l'aspetto economico. Il principio da stabilire
è che le forze dell'ordine vanno retribuite per quello che
fanno e rischiano. Sugli straordinari stiamo studiando una
formula per garantire a tutti un'equa detassazione sia per
chi lavora su strada e sia per coloro lavorano in ufficio,
penso a chi segue le intercettazioni di mafiosi e
terroristi per esempio. Gli straordinari poi vanno pagati
per intero non come adesso».
E l'inserimento dei
volontari in ferma breve che hanno vinto il concorso per la
polizia?
«Abbiamo iniziato adesso e ci sono molte voci
in sospeso. Abbiamo già chiesto una ricognizione di questi
temi per non sprecare la formazione già realizzata di
questi giovani».
Di questi tempi si parla tanto di
ronde. La sua opinione in proposito?
«È una delle
risposte alla domanda di sicurezza ma non mi piace parlare
di ronde. Non ci può essere una strumentalizzazione
politica per un tema così delicato. Non trovo però
scandaloso che associazioni di volontari, carabinieri in
congedo, i nonni che fanno vigilanza davanti le scuole,
contribuiscano con la propria esperienza ma senza etichette
politiche a mantenere un livello di sicurezza nelle città».
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31/05/2008