In molti sanno
che il ct della Nazionale campione del mondo, Marcello
Lippi, è suo suocero. Ma a lui il calcio interessa solo
come fenomeno sociale visto che alla società ha guardato
quando ha creato a Roma la sua agenzia.
Ci sono
personaggi del jet-set tra i suoi clienti. «Certamente, e i
divi internazionali hanno fatto conoscere più in fretta il
nostro lavoro. Ma la realtà che occupiamo è variegata».
Respingete, quindi, la definizione di bodyguard?
«Francamente sì. È riduttiva e non aiuta a comprendere
quelli che sono poi, molto più spesso, le vere esigenze
della popolazione interessata: dalle apparizioni in
pubblico all'acquisto di un biglietto aereo,
dall'organizzazione di un soggiorno a una serie di
spostamenti, spesso oggettivamente "a rischio"».
C'è il
pericolo di essere «clonati» nella vostra attività?
«Difficile se la si svolge professionalmente, con il giusto
rigore. In ogni caso, ritengo che siano maturi in Italia i
tempi per la creazione di un albo degli operatori del
nostro settore: un censimento che consenta di verificare
attitudini e attendibilità attraverso test specifici sugli
addetti, e agevoli nel contempo il controllo da parte del
fisco».
Mar. Coll.
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29/05/2008