Tutto è andato nel migliore dei modi e adesso
cominciano tre lunghi mesi di lavoro per Phoenix, destinata
a raccogliere campioni del suolo di Marte e ad analizzarli
nel suo laboratorio. Le risposte sono molto attese perché
«Phoenix è la prima ad arrivare ai poli e sarà anche
l'ultima a farlo nei prossimi dieci anni», spiega l'esperto
di geologia planetaria Gian Gabriele Ori, direttore della
Scuola internazionale per la ricerca in scienze planetarie
(Irsps) dell'università «Gabriele D'Annunzio» di Pescara.
Il prossimo veicolo sarà infatti il Mars Sample Return
(Msr), al quale l'Europa potrebbe collaborare con la Nasa
non prima del 2020.
«Le prime immagini inviate da
Phoenix sono magnifiche e spettacolari» commenta Ori. La
cosa che colpisce di più sono le strutture poligonali
fotografare dalla sonda: «sono formazioni molto simili a
quelle delle zone artiche della Terra». Quando il braccio
meccanico di Phoenix si metterà a scavare, i campioni del
suolo artico marziano saranno analizzati e forse
permetteranno di sapere qualcosa di più su queste
misteriose formazioni. Ma sopratutto i processi di
congelamento e decongelamento potrebbero aiutare a trovare
a rispondere alla domanda numero uno: su Marte c'è acqua
allo stato liquido? Si potrà anche sapere se queste
formazioni sono il risultato recente di una vita geologica
attiva su Marte, proprio come avviene sulla Terra, o se
invece sono resti ormai «congelati» di un'attività passata.
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27/05/2008