Passi per
gli Usa che erano «rappresentati» da un loro alleato di
ferro come il padrone di casa, l'Emiro del Qatar, ma
l'Europa chissà dov'era. Ora volenti o nolenti e con buona
pace di Israele, occorrerà aprire un serio dialogo anche
con loro. Pareggiano le migliaia di profughi palestinesi,
che vengono ricordati nel discorso di insediamento, ma
senza alcun concreto e formale impegno.
Non vince
certamente Israele che da una parte non può «apertamente»
bloccare il flusso di armi ad Hezbollah e dall'altra vede
gli storici nemici tornare ad essere attori centrali in una
Nazione che Israele prima di tutti ha necessità ad avere
stabile.
Vince l'Amministrazione Bush che, a fine
mandato, incassa l'elezione di questo Presidente. Suleiman
è infatti estremamente gradito agli Stati Uniti dopo i
violenti combattimenti che hanno opposto l'anno scorso i
libanesi contro le milizie filo Al Qaeda di Fatah al Islam
nel campo profughi di Nahr al-Bared.
Vince UNIFIL 2 a
guida italiana, che ben lungi dal rappresentare una «tigre
di carta» vede riconosciuta come forza essenziale per la
stabilità e la sicurezza nel sud del Paese.
E l'Italia?
Strano a dirsi ma per una volta il nostro Paese incassa un
clamoroso successo. La politica di vicinanza al Libano
avviata nella precedente Legislatura ha visto un immediato
rafforzamento del nostro ruolo. Da una parte i contatti
aperti e mantenuti con tutte le realtà da quella fabbrica
di tessitura che è la nostra Ambasciata e dall'altra la
missione del Ministro La Russa, che sarebbe riduttivo
definire di «semplice visita al contigente». Il Ministro
Frattini, unico Ministro europeo ad avere un incontro
bilaterale con Suleiman, ha poi posto una serie di decisi
«paletti» per definire con ulteriore autorevolezza il
nostro ruolo.
Ma l'Italietta...? Speriamo sia solo in
ricordo e che questa fase non passi come le piogge di
Maggio.
Andrea Margelletti
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26/05/2008