Ora deciderà il Gip se convalidare o meno le
accuse.
Il pirata della strada è crollato ieri negli
uffici dei vigili del II Gruppo, in viale Parioli, dopo
quasi una giornata di interrogatori e di confronti coi
testimoni che l'altra sera hanno visto sfrecciare la
Mercedes C220 blu sulla Nomentana e colpire in pieno
all'incrocio con viale Regina Margherita il motorino Kimko
di colore bordeaux sul quale viaggiavano i due universitari
in Economia: Alessio Giuliani e Flaminia Giordani, di 23 e
22 anni, lui morto sul colpo, lei poche ore dopo al
policlinico Umberto I.
«Sì, sono stato io», ha detto
dopo ore di faccia a faccia Stefano Lucidi, 35 anni, figlio
di un ingegnere di 67 residente a Montesacro, titolare di
una società di consulenza e padre di un altro figlio
gemello, che giovedì era fuori Roma. Per problemi di droga,
dal 2001 il giovane è senza patente, è un tifoso ultrà
diffidato dal partecipare alle manifestazioni sportive ed è
noto alle forze dell'ordine per reati contro la persona.
L'altra sera, seduta accanto a lui c'era la fidanzata,
Valentina Giordano, di 27 anni, figlia di un noto ex
calciatore della Lazio. Anche lei per questioni aperte con
la giustizia doveva rispettare l'obbligo di rincasare entro
le 21, invece era fuori col suo ragazzo. E forse è stato un
bene, anche se per lei quella sera è stata un inferno. Ma
le sue dichiarazioni rese agli investigatori della
Municipale hanno chiarito la trama dell'altra sera.
Stefano Lucidi sale sulla macchina intestata al padre e
va a prenderla. I due vanno a cena in un ristorante dalle
parti del Colosseo. Ma non è una sera romantica, bensì di
violenze: i due litigano, lui grida, lo buttano fuori dal
locale, picchia la ragazza, lei si rifugia in un pub dove
lui entra e la porta via a forza. La lite prosegue anche in
auto: il ragazzo preme sull'acceleratore, lei è
terrorizzata. Gli grida: «Vai piano, vai piano». Ma non
serve. Lui imbocca la Nomentana da Porta Pia. Supera un
semaforo, poi l'altro. A uno di questi affianca un
carrozziere su una moto Yamaha Tt. Dà qualche colpo di gas,
come se volesse gareggiare. Il centauro non ci pensa e lo
lascia fare. Quando scatta il verde la Mercedes parte a
razzo, seguita da un suv Kia Sorrento con due ragazzi a
bordo. All'altro semaforo la tragedia: la C220 non si ferma
al rosso e prende in pieno i fidanzati sul motorino, poi
tira diritto. La gente assiste: ci sono dei militari, due
donne e un viceprefetto del ministero dell'Interno. Quando
arriva il motociclista i soccorritori lo fermano: «Corri
dietro al pirata». Lui apre il gas e cerca l'auto, ma si
sbaglia: vede la Mercedes però pensa che sia la Kia la
vettura pirata. Cerca di raggiungerla ma non ce la fa:
riesce solo a ricordare il numero di targa. La stessa cosa
che fanno gli occupanti del suv: prendono nota parziale
della targa della Mercedes. L'automobilista-pirata decide
di andare a dormire da un amico e lascia l'auto quasi in
doppia fila, di fronte a un carrozziere, guarda caso a due
passi dall'abitazione del motocilista. Quando il centauro
rincasa racconta tutto ai genitori, e la mattina dopo
succede l'inverosimile: il padre mentre porta il cane a
spasso nota la Mercedes di cui ha parlato il figlio. Avvisa
i vigili, il ragazzo fornisce loro il numero di targa del
Suv, i proprietari della Kia, residenti a Fonte Nuova,
dànno la targa parziale della Mercedes, qualche
accertamento e arrivano a Stefano Lucidi. Lui quando li
vede scoppia a piangere.
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24/05/2008