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Roma Tragedia l'altra notte. Vittime due fidanzati di 23 e 22 anni. L'accusa: omicidio volontario

Falciati dal solito pirata

Fabio Di Chio
f.dichio@iltempo.it
È stato accusato di duplice omicidio volontario, dolo eventuale e omissione di soccorso il pirata della strada che l'altra sera a Roma ha travolto e ucciso due fidanzati di 23 e 22 anni. L'ipotesi di reato è decisamente nuova per casi del genere, formulata ieri sera nel provvedimento di fermo firmato dal procuratore aggiunto Italo Ormanni e dal pm Carlo La Speranza perché il ragazzo guidava senza patente, è passato con il rosso e correva, quindi era consapevole che poteva uccidere.

Ora deciderà il Gip se convalidare o meno le accuse.
Il pirata della strada è crollato ieri negli uffici dei vigili del II Gruppo, in viale Parioli, dopo quasi una giornata di interrogatori e di confronti coi testimoni che l'altra sera hanno visto sfrecciare la Mercedes C220 blu sulla Nomentana e colpire in pieno all'incrocio con viale Regina Margherita il motorino Kimko di colore bordeaux sul quale viaggiavano i due universitari in Economia: Alessio Giuliani e Flaminia Giordani, di 23 e 22 anni, lui morto sul colpo, lei poche ore dopo al policlinico Umberto I.
«Sì, sono stato io», ha detto dopo ore di faccia a faccia Stefano Lucidi, 35 anni, figlio di un ingegnere di 67 residente a Montesacro, titolare di una società di consulenza e padre di un altro figlio gemello, che giovedì era fuori Roma. Per problemi di droga, dal 2001 il giovane è senza patente, è un tifoso ultrà diffidato dal partecipare alle manifestazioni sportive ed è noto alle forze dell'ordine per reati contro la persona. L'altra sera, seduta accanto a lui c'era la fidanzata, Valentina Giordano, di 27 anni, figlia di un noto ex calciatore della Lazio. Anche lei per questioni aperte con la giustizia doveva rispettare l'obbligo di rincasare entro le 21, invece era fuori col suo ragazzo. E forse è stato un bene, anche se per lei quella sera è stata un inferno. Ma le sue dichiarazioni rese agli investigatori della Municipale hanno chiarito la trama dell'altra sera.
Stefano Lucidi sale sulla macchina intestata al padre e va a prenderla. I due vanno a cena in un ristorante dalle parti del Colosseo. Ma non è una sera romantica, bensì di violenze: i due litigano, lui grida, lo buttano fuori dal locale, picchia la ragazza, lei si rifugia in un pub dove lui entra e la porta via a forza. La lite prosegue anche in auto: il ragazzo preme sull'acceleratore, lei è terrorizzata. Gli grida: «Vai piano, vai piano». Ma non serve. Lui imbocca la Nomentana da Porta Pia. Supera un semaforo, poi l'altro. A uno di questi affianca un carrozziere su una moto Yamaha Tt. Dà qualche colpo di gas, come se volesse gareggiare. Il centauro non ci pensa e lo lascia fare. Quando scatta il verde la Mercedes parte a razzo, seguita da un suv Kia Sorrento con due ragazzi a bordo. All'altro semaforo la tragedia: la C220 non si ferma al rosso e prende in pieno i fidanzati sul motorino, poi tira diritto. La gente assiste: ci sono dei militari, due donne e un viceprefetto del ministero dell'Interno. Quando arriva il motociclista i soccorritori lo fermano: «Corri dietro al pirata». Lui apre il gas e cerca l'auto, ma si sbaglia: vede la Mercedes però pensa che sia la Kia la vettura pirata. Cerca di raggiungerla ma non ce la fa: riesce solo a ricordare il numero di targa. La stessa cosa che fanno gli occupanti del suv: prendono nota parziale della targa della Mercedes. L'automobilista-pirata decide di andare a dormire da un amico e lascia l'auto quasi in doppia fila, di fronte a un carrozziere, guarda caso a due passi dall'abitazione del motocilista. Quando il centauro rincasa racconta tutto ai genitori, e la mattina dopo succede l'inverosimile: il padre mentre porta il cane a spasso nota la Mercedes di cui ha parlato il figlio. Avvisa i vigili, il ragazzo fornisce loro il numero di targa del Suv, i proprietari della Kia, residenti a Fonte Nuova, dànno la targa parziale della Mercedes, qualche accertamento e arrivano a Stefano Lucidi. Lui quando li vede scoppia a piangere.

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24/05/2008










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