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Gaetano Mineo PALERMO Ieri, ore 12: ...

Gaetano Mineo
PALERMO Ieri, ore 12: nel bunker del carcere Ucciardone di Palermo, 22 anni dopo, torna in scena il maxiprocesso alle cosche. Spettatori, le migliaia di studenti di tutta Italia, che, anche quest'anno, hanno raggiunto il capoluogo a bordo della «nave della legalità» per ricordare il sacrificio del giudice Giovanni Falcone, della moglie Francesca Morvillo e dei tre agenti di scorta, assassinati 16 anni fa.

E così, nel giorno delle commemorazioni della strage di Capaci, il racconto dello storico atto d'accusa a Cosa nostra viene affidato ai protagonisti dell'epoca. Come Piero Grasso, procuratore nazionale antimafia, allora giovane giudice; l'ex pm Peppino Ayala; e i giudici Peppino Di Lello e Leonardo Guarnotta, al fianco di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, nell'istruzione del processo. Ma dietro alle sbarre, ieri, non c'erano i capimafia. Le gabbie, invece, sono state tappezzate di disegni, striscioni colorati e poster portati dalle scolaresche che hanno ascoltato, attente, le testimonianze dei magistrati.
«Dobbiamo essere noi a preparare il terreno ai giovani che saranno la classe dirigente del domani», ha detto Grasso, alla presenza di una fitta rappresentanza di esponenti del governo Berlusconi, di istituzioni civili e militari. «Andiamo avanti nella lotta alla mafia - ha detto invece il Guardasigilli, Angelino Alfano -. I primi passi sono già stati fatti in Consiglio dei ministri e altri ne faremo ancora per combattere i boss».
Una serie di missive sono state lette nell'aula come quella del Presidente della Repubblica, Giorgio Napoletano, ribadendo che «l'impegno e la partecipazione di allora non possono subire flessioni». O come la lettera del presidente della Camera, Gianfranco Fini, che ha ricordato Falcone come un «esempio di grande italiano e servitore dello Stato». Presente anche il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, che a Capaci, davanti la stele dell'autostrada che ricorda la strage e accompagnato dal capo della polizia Antonio Manganelli, ha deposto una corona di fiori. Per Maroni, è stata anche l'occasione per ribadire che «ci sarà una forte presenza dello Stato in tutte le regioni dove si registrano fenomeni di criminalità organizzata». Infine, il presidente del Senato, Renato Schifani, che ha lanciato un appello «a tutte le forze politiche a restare unite nella lotta alla mafia».

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24/05/2008










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