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Gli Italiani rapiti in Somalia, stabilito un contatto

Due cooperanti italiani ed uno somalo sono stati rapiti ieri mattina poco dopo l'alba in una piccola località a 65 km. a sud di Mogadiscio. Le ricerche sono scattate subito e col massimo impegno: forte ed immediata la collaborazione tra autorità somale e forze diplomatiche e di intelligence italiane.

Somalia Appare certo che siano stati già avviati contatti, i rapiti risultano stare bene, e sembra non abbiano subito violenze. Probabilmente si tratta di un rapimento a scopo di estorsione, piaga sempre più drammatica in una Somalia ormai sconvolta dalla guerra civile: molte migliaia di morti all'anno, milioni di sfollati disperati la cui sopravvivenza è a rischio. Sia le fonti ufficiali che le famiglie dei sequestrati invitano alla prudenza, a tenere «basso profilo» per facilitare la mediazione, che probabilmente sta utilizzando il consueto canale degli «elders», i vecchi saggi locali, normalmente non coinvolti in atti di violenza, ma in grado di fare da ponte con i banditi senza suscitare la loro diffidenza, e quindi reazioni.
I rapiti italiani sono Giuliano Paganini, 64 anni, residente a Pistoia da lunghissimo tempo, un agronomo di grande esperienza, moltissimi anni spesi in missioni di cooperazione in Africa da dove la figlia, Valentina, 30 anni, era rientrata da poco. Con lui è stato portata via Iolanda Occhipinti, ragusana, 51 anni, due figli, da ragazza una speranza della pallacanestro, poi una vita dedicata, anche lei, alla cooperazione. Non a caso un anno fa le era stata conferito il cavalierato per la solidarietà.
Sono stati prelevati nella loro casa-ufficio di Awdigle, 65 km. a sud di Mogadiscio, da un gruppo di uomini armati giunti su tre camionette.
I banditi, dopo aver immobilizzati i guardiani, hanno portato via i due ed il loro collega somalo Abderahman Yusuf con gli occhi bendati. Rubati anche alcuni computer.
Le tre persone sequestrate lavoravano per una storica OnG italiana, la Cins (cooperazione italiana Nord sud, fondata 20 anni fa), e curavano un progetto per la razionalizzazione ed il rilancio agricolo del Basso Shabele, l'area dove sono stati rapiti. Un progetto finanziato dalla Cooperazione italiana e dall'Ue, ma gestito dalla Fao, che aveva scelto la Cins per l'intervento. Un'operazione iniziata lo scorso marzo: Paganini l'agromono, la signora Occhipinti l'amministratrice, ed il somalo capo progetto sul posto. A Roma, con un'informativa urgente, il Governo ha riferito sul sequestro dei cooperanti alle Camere. È stato il sottosegretario agli Esteri Alfredo Mantica a spiegare che l'esecutivo - da subito - si è impegnato «su più fronti per attivare un contatto con i rapitori, con l'assoluta indispensabile discrezione che merita la vicenda» e che la salvezza dei rapiti rimane «l'obiettivo primario».

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John Voice

22/05/2008










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