Fuori, la platea di giornalisti, fotografi e cameramen, avvolti tutto il giorno dalla rabbia e dalla delusione del popolo di Ripoli, rimasto fino all'ultimo convinto dell'innocenza di Annamaria, subisce l'assalto della gente infuriata. Partono spintoni, anche uno schiaffo all'indirizzo di Flavio Isernia, inviato di Sky: «Basta - urla una donna - sono sei anni che va avanti così. Cosa volete che vi diciamo, che ci dispiace?».
Rabbia dettata dall'assoluta certezza che Annamaria sia innocente. Nelle candele, il segno della loro intima convinzione: candele accese attorno alle 19 e rimaste fiammeggianti fino all'addio sui davanzali di alcune case, sperando che fossero di buon auspicio per la mamma di Cogne. Era un silenzio carico di fiducia, così come appare surreale e agghiacciante il silenzio che, prima delle urla ai cronisti, accompagna la partenza del mesto e sgommante corteo. Un silenzio spezzato dalla rabbia: «Sciacalli, sciacalli, abbiate cuore di andare via», gridano le sorelle ai giornalisti. Una fiammella si era accesa proprio anche alla finestra di Elisabetta, amica e referente del comitato pro Anna Maria, quando ancora non si sapeva che la condannata fosse proprio lì, accanto alla villetta al numero 5 della famiglia Franzoni, chiusa, con davanti al cancelletto un monopattino.
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22/05/2008