Con la solita possibilità di uscire da una delle tante
crune di quel vecchio, ma mai sopito adagio: fatta la
legge, trovato l'inganno. Una premessa necessaria per
introdurre l'intervista al professor Francesco Bruno,
criminologo di fama internazionale, molto attento non solo
agli aspetti psichiatrici del caso di Cogne, ma a tutte le
componenti tecnico-giudiziarie, indissolubilmente legate a
strategie altrimenti difficili da comprendere.
Professor Bruno, secondo lei Anna Maria Franzoni è
colpevole?
«Ritengo che lei sia stata responsabile di
quello che è avvenuto e su questo, purtroppo, non ho
dubbi».
Perché quel «purtroppo»?
«Semplicemente
perché mi sarebbe piaciuto avere delle perplessità. Si
possono avere dei dubbi umani, ma non scientifici. Sono
altresì profondamente convinto che si tratti di un insieme
di cause patologiche, come la casistica insegna nei
figlicidi compiuti dalla madre».
Ma una donna che
uccide il proprio figlioletto è consapevole del gesto?
«No, solo in rarissimi casi la donna madre è
consapevole. Normalmente chi compie quel gesto non ha
capacità di intendere e di volere».
Ritiene corretto
l'iter giudiziario che ha portato fin qui alla condanna?
«Assolutamente no».
Perché? Di chi è la
responsabilità?
«Tutto il processo è stato fortemente
deviato dall'ostinazione con la quale la signora Anna Maria
Franzoni, la sua famiglia e la sua difesa hanno proclamato
un'innocenza basata unicamente sull'assunto "non sono stata
io" e non su prove. Anzi, gli indizi e le prove si sono
rivelati sempre a loro sfavore».
Ritiene giusta la
condanna?
«No, è in ogni caso una pena ingiusta».
Per quale motivo?
«Questa persona dovrebbe rendersi
conto di quello che ha fatto e superare il proprio
travaglio anche attraverso il pentimento. E,
contemporaneamente, trovare la forza per andare avanti e
salvare i suoi figli. Non andrebbe condannata, bensì
curata».
Quale sarebbe a suo avviso il provvedimento
più adeguato?
«Il proscioglimento per totale incapacità
di intendere e di volere per una sindrome border-line grave
con concomitanza di altri fattori».
Quali prove si
possono addurre a sostegno di tale quadro psichiatrico?
«C'è un elettroencefalogramma positivo».
Cosa vuol
dire «positivo»?
«Che ci sono alterazioni
elettroencefalografiche, riscontrate nel secondo grado di
processo. Ci sono, comunque, dei problemi organici a
livello mentale».
A nome di milioni di italiani e di
altrettanti mariti-padri le chiedo: è possibile non
lasciare una donna accusata di figlicidio e, per giunta,
dopo pochissimi mesi mettere al mondo con la stessa donna
una nuova creatura?
«Contrariamente alla apparenze, il
marito della Franzoni è una delle figure più chiare del
caso. In generale, anche quando una figlicida viene colta
sul fatto, il marito può al massimo lasciarla. Ma mai la
abbandonerà e nulla farà per strapparla agli altri figli.
Ciascuno di noi cerca una via consolatoria. Così, quando
una moglie ti dice "io non sono stata" e tutto l'ambiente
familiare che la circonda la sostiene, anche tu ti
convinci, ti impadronisci di una sorta di alibi».
Professor Bruno, cosa farà la Cassazione?
«Secondo
me ci sono elementi anche per cassare la sentenza e
mandarla a una nuova Corte d'Appello: il motivo principale
sarebbe quello che non è stata mai fatta una perizia
psichiatrica. Oppure la Cassazione potrebbe confermare la
condanna a 16 anni».
Nel caso di conferma della
precedente sentenza la Franzoni andrebbe subito in carcere?
«No, c'è un mese di tempo perché la sentenza possa
essere eseguita. Durante questo lasso di tempo c'è la
possibilità che l'imputata ceda, si senta finalmente male,
accetti la possibilità di aver compiuto il gesto. A quel
punto, la donna andrebbe in ospedale e scatterebbe
automaticamente il differimento della pena, anche di uno o
due anni. Poi, teoricamente, dovrebbe andare in carcere: ma
quanto tempo ci starebbe prima di un nuovo malore?».
In
molti si chiedono: una madre figlicida può reiterare il
gesto?
«Purtroppo sì: entro i tre anni di età, i figli
di una donna con pesanti sospetti, rischiano. L'importante
è che le madri in oggetto non vengano mai lasciate sole: la
solitudine e i grandi silenzi aggravano questa sindrome
psichiatrica».
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20/05/2008