Brucia perchè non solo giustizia non è
stata fatta: tutti i colpevoli liberi e non hanno scontato
un giorno di galera e il reato è finito in prescrizione. Ma
come ripete Giampaolo Mattei «non è stata fatta verità».
«La notte brucia ancora» è il libro che su quella tragedia
Giampaolo ha scritto con Giommaria Monti e che ieri è stato
presentato da Valter Veltroni e Gianfranco Fini. Il primo
all'epoca andava a scuola il secondo apprese la notizia il
mattino dopo a Palazzo del Drago allora sede del Msi.
E
proprio il presidente della Camera sottolinea la necessità
di fare chiarezza su quello assassinio. «La giustizia vuol
dire continuare ad agire perchè i colpevoli paghino - ha
detto Fini - l'esigenza di giustizia non va in
prescrizione, può andarci un reato, ma è cosa ben
diversa».
All'autore del libro, Giampaolo Mattei, Fini
racconta come, nel corso della sua esperienza alla
Farnesina, cercò di ottenere l'estradizione dell'autore
della strage, Achille Lollo, rifugiato in Brasile: «Parlai
a Lula e chiesi cosa potesse fare. Lui non potè che
verificare l'inesistenza delle condizioni di legge per
estradare Lollo, vista la prescrizione del reato».
Tuttavia, secondo Fini, se i reati si possono prescrivere,
ciò non vale «con l'esigenza di avere giustizia». Gli fa
eco il segretario del Pd: «Dopo la guerra e il fascismo,
gli anni di piombo sono stati i più brutti della nostra
vita nei quali poteva capitare, per ragioni di opinioni
diverse, di essere uccisi e bruciati vivi». Anni, evidenzia
il segretario del Pd, «in cui il sangue scorreva a fiumi e
ai quali oggi possiamo guardare con la durezza e la
severità necessaria perchè non è mai finito il rischio che
la violenza possa tornare».
Di quella vicenda, Fini
ricorda le tragiche menzogne diffuse dall'informazione, non
solo quella di sinistra: «Si arrivò - afferma - a negare
l'evidenza delle ragioni politiche di quella strage. Penso
alle nostre manifestazioni contro il Messaggero, che
parlava di pista nera, di una strage maturata all'interno
della sezione missina. Ricordo ancora il dolore e la
sensazione di essere straniero in patria». Poi continuando
nel ricordo personale di chi Virgilio Mattei conosceva,
sottolinea: «Se alla mia generazione fossero mancati come
punto di riferimento uomini come Giorgio Almirante, che ci
insegnavano a non odiare, oggi parleremmo di guerra civile,
e non di guerra civile strisciante». In platea Assunta
Almirante si commuove e applaude. Ma Fini ritiene che
«quegli anni sono lontani». Valter Veltroni che della
memoria condivisa delle vittime degli Anni piombo ha fatto
un punto d'orgoglio del suo mandato di sindaco di Roma ora
lancia un allarme. «Bisogna stare attenti - spiega il
segretario del Pd - slogan come "10, 100, 1000 Nassiriya"
non sono diversi da "Camerata, basco nero, il tuo posto è
al cimitero"». Entrambi lodano le parole del capo dello
Stato, che nei giorni scorsi ha invitato a limitare agli ex
terroristi le tribune radiotelevisive. Veltroni insiste:
«se devono parlare raccontino le tante verità ancore
ignote». E Giampaolo Mattei che ricorda come in un libro
del 1999, il brigatista Morucci spiegò come e perchè fu
compiuta la strage di Primavalle senza che nessun
magistrato aprisse un'inchiesta, dice rivolto ai due
politici: «Ecco perchè abbiamo nutrito una diffidenza
totale verso le istituzioni».
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20/05/2008