Senza successo
Giuseppe A. (54 anni) ha provato a discolparsi, in
Cassazione, sostenendo che la «cimice» gli serviva non già
per spiare la moglie ma per «individuare l'autore di
molestie telefoniche indirizzate anche verso la figlia
minorenne». Ma i giudici di piazza Cavour non gli hanno
creduto perché da una perizia era emerso che
quell'apparecchio poteva solo registrare le conversazioni.
Era stata proprio la moglie, Vincenza S., a scoprire
casualmente «l'aggeggio» nascosto nel telefono: la donna
presentò denuncia «indicando la probabile ragione nella
indagine che conduceva il consorte sulle sue supposte
amicizie extra-coniugali».
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16/05/2008