«I casi di Niscemi, Verona e
Viterbo - spiega lo psichiatra Paolo Crepet - individuano
elementi di disagio, uno scollamento dalla vita che fa
paura ma soprattutto una generazione che non ha futuro, con
una frustrazione terribile che si acuisce di mese in mese.
A questo punto credo che sia giusto parlare di emergenza
educativa». Ma perchè questa violenza cieca, oggi nel 2008?
«Se io rubo il futuro creo della gente aggressiva e
moltissimi giovani non hanno prospettive. Trent'anni fa le
azioni violente erano legate a sperequazioni sociali, per
acquisire qualcosa. Oggi i giovani violenti vivono nel
benessere ed esprimono il disagio dell'agio, del non avere
apparentemente problemi. Ma in realtà gli manca una cosa
grande: progettare sè stessi. Si tratta di una generazione
pret à porter».
E questo scatena le frustrazioni che,
fortunatamente si tratta di casi limite, possono portare
anche a uccidere? «È la violenza che scaturisce dalla
consapevolezza di non pensare al domani, che il tuo futuro
è quello che ti viene pianificato, permesso dai genitori
che sono i veri sponsor della tua vita». Si può essere
consapevole di questo già a quindici anni? «Assolutamente
sì. Anzi sono convinto che bisogna abbassare l'ingresso
nell'età adulta. Dai 18 ai 16 anni. Questo vuol dire
diritti (come andare a votare) ma anche doveri e se rubi
una mela devi essere punito come un maggiorenne. Bisogna
instillare ai giovani l'idea che la società sceglie di
credere in loro. Noi adulti dobbiamo decretare che loro
sono soggetti di diritto e hanno responsabilità».
Responsabilizzazione, e poi? «E poi una società che dia ai
giovani delle opportunità, che investa su di loro. Ad
esempio, una casa (ad Amsterdam tutti i diciottenni
lasciano la famiglia). Inoltre una scuola meritocratica che
faccia, però, trovare lavoro. Perchè i giovani sono il
futuro del paese».
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15/05/2008